Ve lo devo confessare: ogni tanto anch’io guardo trasmissioni trash. In una sana dieta “televisiva” non dovrebbero mai mancare: dovreste vederle anche voi. Consideratele come assumere fibre, per restare nella metafora culinaria. Vi spiego perché sono utili ed addirittura fondamentali nel palinsesto televisivo e se mancassero sarebbe un disastro.

Intanto definiamo cos’è un programma spazzatura. Sono quelle trasmissioni che non arricchiscono il tuo bagaglio culturale e mostrano dei personaggi e delle situazioni sbagliate: ciò che non dovresti essere, ciò che non dovresti fare. Per fare qualche nome: Il Grande Fratello, Ciao Darwin, Qualunque trasmissione della De Filippi forse tranne Amici, l’Isola dei Famosi, Il mio grosso grasso matrimonio gipsy, il Boss delle cerimonie etc.
Costante in questi spettacoli è la presenza di gente che mette in mostra una (certi virtuosi anche di più) qualità negativa: chi l’idiozia, chi la superbia o l’incapacità a compiere operazioni semplici.
Ad una prima analisi sembrerebbero trasmissioni superflue e preparate alla cazzo, ma non è così. Ciao Darwin, ad esempio, ha un lavoro dietro inimmaginabile e la conduzione è affidata ad un mostro di bravura: Paolo Bonolis. Il Grande Fratello fa mesi di accurati casting per trovare gli inquilini della casa che meglio possano combinarsi tra di loro. C’è molto dietro alla risultante stupidità della trasmissione.

OK, ma perché dico che andrebbero guardate?
Le ragioni secondo me sono essenzialmente due:

Serve un punto di riferimento anche verso il basso, non solo verso l’alto. Fortunatamente nel palinsesto italiano non mancano le trasmissioni culturali di qualità, che ci consolano un pochino quando paghiamo il canone.

Prendiamo Ulisse di Alberto Angela per tutti. La trasmissione è bellissima, interessante, ricca di spunti. Il conduttore è decisamente intelligente, dopotutto è il figlio del grande Piero Angela. Seriamente, se tornasse la monarchia in Italia vorrei Piero a governarci. Tornando ad Alberto, è anche considerato un grande figo dal sesso debole. Magari ha anche il pisello lungo come un obelisco, che ne so io.

Insomma, è decisamente un buon esempio, qualcosa a cui tendere, la stella polare della strada verso la perfezione. Però, ve lo devo dire, non potrete mai essere come Alberto Angela. Se la tv desse spazio solo a persone esemplari ma irraggiungibili come lui, cadremmo tutti in depressione. Forse tranne le ragazze, che passerebbero il tempo a sbavare davanti allo schermo come un molosso dinnanzi ad una bistecca: si creerebbero delle aspettative irrealizzabili di uomo tipo, non la darebbero più ai ragazzi terra terra e la razza umana in breve si estinguerebbe.

La tv deve quindi mostrare i due casi limiti, perché la gente si colloca in qualche punto lì nel mezzo. Quindi ben vengano allora i minus habens in TV a mostrarci quanto in basso può scendere l’evoluzione umana: il loro esempio negativo serve a porre un punto fermo oltre il quale non bisogna precipitare. Ovviamente poi il segreto di una dieta è l’equilibrio: se ci fossero esclusivamente imbecilli sul piccolo schermo si perderebbe il riferimento superiore e sarebbe lo stesso un casino.

Il politicaly correct ci ha privato di una elementare valvola di sfogo. Una ventina di anni fa le battute sugli omosessuali non erano un problema, come quelle sulle persone di colore e tutti i diversi in generale. Non le sto rimpiangendo, sia chiaro, constato solo che c’erano su tutti i media e nessuno si scandalizzava. In generale parlare male del diverso è il modo più facile per ottenere consensi, siano essi espressi con una risata o con un voto politico (la Lega lo sa bene).

Fortunatamente la società si è evoluta ed adesso. Se fai la classica battuta “C’è un cieco che dice ad un sordo…” sei un po’ stronzo ed anche con poca fantasia. Bisogna (o bisognerebbe) sempre pensare a non offendere nessuno, almeno se non se lo merita davvero.

Però concedetemi che un umorismo così di bassa lega è davvero alla portata di tutti, anche se moralmente sbagliato.

E proprio qui le trasmissioni trash ci mettono una pezza mica da poco. Un programma come il Grande Fratello mostra dei “diversi” che si possono prendere per il culo. Sono lì apposta, addestrati e volenterosi: degli stuntman dell’insulto. Sanno come schivarli o cadere senza farsi male. Non è immorale percularli (sempre nel limite del legale), neppure sui social. Sono lì per fare parlare di loro, anche al negativo. Fa parte del gioco di cui hanno sottoscritto le regole.

Quindi non fate troppo i sofisticati ed ogni tanto guardatevi pure voi una trasmissione idiota. Se siete di quelli che se la tirano tanto, magari potrebbe aiutarvi anche nell’introspezione. E tanto Alberto Angela non vi limonerebbe neppure con la lingua di un altro.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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