Seguite il mio ragionamento: uno smartphone in fin dei conti non è altro che un coltellino svizzero per le robe digitali: incorpora vari tool leggeri e minimali per le operazioni che richiedono internet in mobilità, oltre a utilità varie per creare e usufruire di contenuti multimediali – come la camera, radio, registratore audio, player video e simili. Strumenti che tra l’altro, prendendo in esame i cellulari top di gamma, permettono di ottener risultati piacevolmente soddisfacenti.

Non è quindi sbagliato affermare che con uno smartphone ci possa fare sostanzialmente ogni cosa possibile con molti apparecchi digitali più grandi, complessi e spesso costosi: un po’ come un buon coltellino svizzero, che integri le funzionalità di oggetti  dalla seghetto al cacciavite e dalla forchetta al cavatappi, sia  tutto sommato versatile per svariati usi.

Continuate ad assecondarmi ancora un po’: premesso tutto quello detto sopra, non sarebbe impossibile con l’ausilio di un solo coltellino svizzero costruirmi un tavolo, una sedia, intagliarmi un piatto, cacciare qualcosa per cena, accendere un fuoco per cucinarlo e godermi questa bella cenetta?

Si potrebbe fare – e non mi stupirei se qualche youtuber l’avesse già fatto & filmato – ma siamo tutti d’accordo che sia una cosa da stronzi con tempo e pazienza da gettare al cesso.

Per fare le cose che ho appena elencato ci sono degli strumenti più adatti, complessi ma funzionali per scopi limitati e precisi, con cui svolgere meglio e velocemente il lavoro: seghe a banco, trapano, arco, fucile o canna da pesca, una cucina a gas o con i fuochi a induzione e riesci con un po’ di maestria a ottenere risultati migliori e sicuramente con sforzi e tempi più contenuti. Oppure, saltando un po’ di fasi, con l’ausilio di una semplice carta plastificata con striscia magnetica e microchip vai in un ristorante e trovi tutto pronto. Ma arrivò al punto.

Sto esagerando un po’ perché mentre c’è un abisso di funzionalità tra – ad esempio – la forbice inclusa nel coltellino svizzero e un bel paio di cesoie serie, il divario tra il browser di un cellulare e la sua controparte desktop non è poi così tragico, tuttavia esiste e pesa quando si deve fare qualcosa un pelo più complesso della semplice consultazione delle ultime news. 

Ecco, io mi sono reso conto, meglio tardi che mai, di essere uno di quegli stronzi che tende a usare lo smartphone per ogni cosa, anche per quei compiti che, per essere svolti bene, richiederebbero uno strumento ad hoc. Strumento che tra l’altro non mi manca: il più delle volte si tratta del portatile che si trova nell’altra stanza o l’ebook reader che ho lasciato nello zaino oppure la reflex che tengo sulla mensola.

È stata proprio la reflex a spingermi a questa presa di coscienza: ne ho una buona, paghicchiata anche abbastanza, che fa foto ottime, scaricabili pure via wifi senza lo sbattone del cavetto e alla fine uso sempre un cazzo di smartphone per ogni scatto. 

Qualcuno ha detto “la migliore macchina fotografica è quella che hai sempre dietro”: balle, la migliore è quella che fa le foto migliori

Non che il mio smartphone faccia foto brutte, intendiamoci. È un Huawei P20 Pro e gli scatti che produce sono di tutto rispetto, ma assolutamente non confrontabili con quelli prodotti da un’ottica semi professionale in mani capaci. 

Poi tra l’altro quella massima funziona solo per quelle situazioni tipo “eh, ma dovevo cogliere l’attimo con l’obbiettivo che avevo”, perché magari ti stava passando davanti Elvis a cavallo di uno yeti, ma nel mio caso si tratta per lo più di foto “ragionate” per il mio account Instagram (dove ho tutto il tempo del mondo) o paesaggistiche dove, salvo meteoriti, il soggetto resta pazientemente in posa. 

Vi confesso un’altra grande vergogna: tutta questa attrezzatura, ribadisco paghicchiata, non mi sono mai neppure sbattuto troppo ad imparare ad usarla bene come meritava. Ho addirittura pensato che mi mancasse l’ottica giusta, visto che le foto macro che mi diletto a scattare con i miei scheletrini (chi mi segue su Instagram sa) mi venivano meglio con lo smartphone: alla fine la mia ragazza – che ha fatto un corso di fotografia e almeno lei in casa rende giustizia alla reflex – mi ha dato due dritte e… cacchio se adesso la Canon mangia in testa al mio smartphone.

Quella che devo vincere in sostanza è solo una grande pigrizia mentale: ho questo coso vicino al culo e non mi sbatto per alzarlo per prendere un tool più adatto, il cui uso mi arricchirebbe i miei contenuti, oltre ad accrescere le conoscenze, che non guasta mai. 

Ecco quindi perché il mio prossimo smartphone dovrà avere una fotocamera di merda: voglio giusto qualcosa sufficiente per il minimo sindacale. La pigrizia è forte ed un limite hardware mi potrebbe aiutare. 

Potendo utilizzare lo strumento giusto, non ci si dovrebbe mai abbandonare alla pigrizia e usare quello più vicino. 

Io

Ecco.

Sono stato onesto e mi sono aperto con voi, raccontandovi uno dei miei (tanti) limiti a cui sto cercando di porre rimedio. 

Già che siamo in argomento e nel modo giusto, non sentite anche voi il bisogno di raccontare una vostra piccola mancanza? Magari una tutto sommato con qualche punto in comune con quella che ho appena descritto. Insomma, non giriamoci attorno: non è che – per caso, si capisce – voi siete tra quei pigroni che utilizzano lo smartphone per informarsi di politica attualità e altro, magari tramite i social? Non vi affidate mica per cose così importanti a un oggetto che passa la maggior parte del tempo a stretto contatto con il vostro culo

Perché sennò poi certi ragionamenti spiegano.

Ribadisco, per me ed eventualmente per voi: usiamo lo strumento giusto, non un surrogato più comodo. La fatica tutto sommato è poca e i risultati pagano.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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