Perché un blog nell’era dei social?
Perché proprio WordPress?
Quale hosting?
Perché un tema a
pagamento e non uno gratuito?
Parliamo un po’ del percorso e delle considerazioni che mi hanno portato ad aprire questo sito.

Una doverosa premessa.
Chi segue il mio canale Telegram probabilmente avrà già letto lì queste osservazioni. Amici che avete scelto il giusto programma di chat (WhatsApp merda), rimanete comunque fino alla fine perché lascerò alcuni link a servizi interessanti e utili per chi volesse aprire un blog (con WordPress o no).

Perché su di un sito che non risponde a nessuno se non al sottoscritto ho molta più libertà. 

Parecchie volte a Zuckerberg sono girate le scatole ed ho avuto penalizzazioni per quello che avevo scritto su Facebook (account bloccato & articolo cancellato solitamente).
Twitter ha tanti pregi, tra cui una censura più intelligente, ma non è un posto dove si possano scrivere pensieri lunghi, nonostante abbiano aumentato i caratteri a disposizione.
Tumblr, dove avevo aperto il primo blog in assoluto, ha qualche limite tecnico (non mi riferisco al ban di ogni post pornografico) ma soprattutto come piattaforma è pressoché morta.
Medium, dove era precedentemente hostato il mio blog, tutto sommato non è malaccio come piattaforma, ma è troppo indirizzata a un pubblico che legge in lingua inglese e poi… si tratta sempre di una piattaforma proprietaria.
Questo il problema di fondo.
Adesso va bene tutto bene, domani magari decidono di censurare tutti i post contenenti la parola “cacofonico“: non l’ho mai usata prima d’ora, ma potrebbero anche girarmi le balle se mi fosse preclusa. 

E poi soprattutto  mi sono stancato di essere costretto a far gestire a terzi i miei dati e quelli di chi mi segue. 

All’inizio dell’avventura ero seriamente tentato di partire con un generatore di siti statici, come Hugo o Jekyll: avrei avuto un blog più leggero in termini di caricamento e l’hosting non avrebbe necessitato di un database (ergo, avrei risparmiato qualche spicciolo). 

Ho cambiato idea in 12 secondi netti per molti buoni motivi:

1. Un generatore di siti statici necessita dell’installazione di programma sul PC che  – la faccio volutamente molto semplice – processa un file di testo (il vostro post) generando poi localmente i files che dovete caricare via FTP sul vostro sito. Vi sembra complicato? E pensate che l’ho fatta anche semplice!

2. Integrare cosettine utili nel proprio sito statico (newsletter, commenti nei post, condivisioni social, statistiche) non è proprio banale: diventa necessario mettere mano al codice, sapendo ovviamente cosa si sta facendo. E auguri anche per le personalizzazioni grafiche: anche con un buon tema da cui partire, modificare la grafica necessita sempre di una certa curva d’apprendimento.

3. Visto che tutto viene generato localmente, i post vanno scritti sempre dallo stesso computer, a meno di configurazioni non banali di servizi di hosting come Dropbox e affini. Quindi se in treno vieni colto dall’ispirazione ma hai sottomano solo l’iPad, in sostanza te la meni. Te la meni anche perché il software che genera il codice gira solo su Windows, Linux e OSX. 

4. Non essendo supportati ufficialmente da quasi nessun servizio di hosting, in caso di problemi puoi affidarti solo alla comunità degli sviluppatori e utenti. Che per carità, saranno anche disponibili e competenti, ma non puoi pretendere che ti rispondano come un servizio di assistenza a pagamento.

5. So usare WordPress.

Se fossi partito subito dal punto 5 mi sarei risparmiato tanto bla bla.
Nello spirito del nuovo blog – l’importanza del tempo – basta infatti l’ultimo punto per scartare i generatori di siti statici a favore del vecchio e sano WordPress: lo so già usare, non devo impiegare il mio tempo per imparare qualcosa di nuovo.
Intendiamoci, imparare è sempre un bene e mai una perdita di tempo, ma non se mi fa perdere di vista il fine ultimo del blog: mettere in piedi una piattaforma su cui scrivere.
L’obbiettivo, il mio, è scrivere. Non imparare come funziona un generatore di siti statici.

WordPress poi, non mi addentro troppo nell’argomento perché online si trovano articoli completi e autorevoli, in definitiva è la piattaforma perfetta per i blog: usare Hugo o Jekyll sarebbe solo un complicarsi inutilmente la vita per dimostrare quanto ce l’ho lungo nella creazione dei siti web. Ammesso che ci riesca, ovviamente e che non ceda di schianto dopo le prime difficoltà.

Quindi WordPress si diceva, che necessita di un database.
Non è un problema perché questo CMS (sistema di gestione dei contenuti) è così diffuso che praticamente tutti i gestori di hosting hanno integrate nelle loro offerte dei piani ad hoc. 

Ne ho presi in considerazione 3:

1. Aruba: costa poco, rende poco. Lo dico perché ci ho già avuto a che fare.
2. Register.it: è dove ho registrato il dominio Tristemietitore.it tempo fa. Ho consultato la loro offerta perché in sostanza ero già loro cliente. A livello di costi non è eccessivo, ma ho letto tante, troppe recensioni negative per quello che riguarda la loro assistenza.
3. Dreamhost: ho avuto in passato qualche sito con un amico su questa piattaforma. Ottima, assistenza puntuale, un pannello di controllo semplice da usare e potente. Un solo problema: costava tanto, infatti dividevamo la spesa in due. 
4. Siteground: i prezzi sono buoni e online se ne parla bene. Mi ha dato l’impressione di essere giusto un gradino sotto Dreamhost – ma con un prezzo molto più contenuto – e quindi ho fatto il salto nel buio affidandomi a loro.

Siteground si è dimostrato al momento, almeno a livello di assistenza, efficiente. Avevo la necessità di pagare tramite PayPal (non ho la carta di credito) e sul sito mancava l’opzione: ho aperto la chat con l’assistenza e degli operatori gentilissimi mi hanno risolto il problema.
Ci abbiamo messo 1 ora di orologio, ma ci siamo riusciti.

Piccola premessa: il bello di WordPress – e una delle ragioni per cui ho deciso di affidarmi a questa piattaforma – è lo SMISURATO numero di temi, gratuiti e non, che si trovano online. E’ veramente impossibile non trovarne uno che soddisfi le proprie esigenze. Le mie poi, sono abbastanza semplici: ho bisogno di un tema leggero, pulito e minimalista che metta in risalto il testo piuttosto delle immagini.

Si tratta di un blog in cui scrivo robe dopotutto: non il portfolio di un fotografo o di un videomaker.

Ci sono molti temi gratuiti minimal, ma li ho scartati tutti per svariate ragioni:

1. I migliori alla fine sono anche quelli più usati: non voglio un sito che assomigli a mille altri.
2. Tutti richiedevano, per differenziarsi dalla massa e per calzarmi davvero a pennello, un importante lavoro di design & editing: non sono sicuro di avere tutte le skill necessarie, ma sicuramente non ho il tempo per farlo.
3. Sono gratis, e questo mi mette nella forma mentis sbagliata.

Spiego l’ultimo punto con l’esempio della palestra.
Se ti rendi conto di avere un po’ di chili di troppo, per dimagrire basta correre qualche chilometro ogni giorno, fare un po’ di ginnastica leggera a casa ed essere costante nell’allenamento.
Non costa niente, in sostanza.
Ma chissà perché se ti affidi al fai-da-te per queste cose, dopo pochi giorni è facile che tu ceda di schianto.
Iscriversi in palestra – e pagare – corrisponde a prendere un impegno davanti al proprio trainer, ai compagni di sudate e al tuo portafogli.

In sostanza, pagando un tema mi sento più motivato.
E poi tutti i temi premium hanno un editor interno per variare la grafica quel tanto che basta per renderla perfetta al 100% per i miei scopi.

Il luogo dove faccio shopping di solito è il sito ThemeForest. Qui ho già acquistato in passato tre temi, che devo ammettere aver pensato in un primo momento di usare per questo progetto.
Sono AvadaLiteratum e Max Mag. A parte per il discorso del punto 3 qua sopra, ci sono ragioni valide per cui non sono adatti a questo progetto:

Avada: troppo complicato, più adatto a un magazine.
Literatum: l’autore non lo aggiorna più da tempo, e questo è un bene.
Max Mag: stesse considerazioni di Avada. E poi il download del tema non è più disponibile per ragioni a me ignote.

Prima di tutte queste considerazioni, se devo essere sincero, avevo già messo gli occhi su un tema che mi piaceva: Typograph.

Veniamo adesso ad alcuni servizi e risorse che mi sono risultati utili per la scelta, il setup e la personalizzazione del sito, nonché quelli che uso quotidianamente su di esso.
Ve li elenco in ordine sparso.

1. Abbinamento tra i font, un articolo molto interessante.
2. Generatore di colori complementari, per una palette che non faccia cagare.
3. Idem come sopra, ma i colori sono generati partendo da una foto che l’utente può caricare.
4. Generatore di icone, sempre utile, soprattutto per quelle social.
5. Pixabay, foto gratuite per i tuoi post.
6. Iubenda, per generare un GPDR gratuito. Sono menate, ma è la legge.
7. Canva, un tutto fare per la grafica.
8. Articolo su come scegliere la piattaforma di blogging (o social) più adatta alle tue esigenze.
9. 11 siti per creare il tuo logo, se non hai degli amici artisti (o soldi per pagarli).
10. 24 plugin WordPress essenziali a detta dell’autore. Ci sono mille e più di mille articoli come questo in rete. Considera solo una cosa: tanti plugin = lentezza del sito + potenziali falle che possono compromettere il tuo blog. Installa solo i necessari.

Spero che questo articolo sia stato più utile che noioso.
Sono sicuro che in giro ci siano risorse migliori di quelle segnalate: sentitevi liberi di usare i commenti per farmele conoscere. 

Cordialità,
Il Triste Mietitore

 

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