Facciamo una doverosa premessa.
A 40 anni sei adulto, vaccinato e hai già percorso un bel po’ di quella strada che ti porterà nella fossa, quindi sei benissimo in grado di scegliere le letture che preferisci.

Non sei costretto a leggere roba sofisticata e impegnata solo perché così suggerisce la data sulla tua carta d’indentità: perché mai dovresti sfogliare una copia di One Piece o Dragon Ball Super sentendoti in colpa? Se stai a badare a quella tessera di plastica, dovresti da tempo essere già essere laureato, sposato e con figli… ok, smetti di piangere adesso, che poi non riesci a leggere il resto del post.

Si diceva.

Solo un’ultima cosa. Queste considerazioni sui manga che seguono sono estremamente soggettive, come puoi immaginare. Se sono diverse dalle tue, forse è anche diversa anche la nostra età, gusto, background, numero di scarpe, colore occhi etc. Ad ogni modo, stattene e ricorda di usare i commenti sotto al post solo in modo costruttivo e non infantile.

Alla mia età, che stranamente coincide con quella indicata dal titolo, mi sono accorto di non avere più interesse per la maggior parte dei manga “da ragazzi“: quelli tipo i Dragon Cosi e Un Pezzo che citavo poco sopra.
I motivi non sono da ricercarsi in un certo snobbismo che potrebbe avermi portato in regalo la chioma bianca (che per inciso è ancora scura come la morte e bella folta), ma nel cambiamento che hanno subito i manga – almeno quelli mainstream – in questi anni, cambiamento che magari ho percepito solo io, ma comunque sia non ho gradito.

Un tempo, quando ero un giovane sbarbatello, la differenza più lampante tra un fumetto americano ed uno giapponese non era tanto nel tratto caratteristico, ma stava nel fatto che la storia di quello orientale prima o poi finiva.
Il mangaka aveva in testa una storia, la metteva inchiostro su carta e poi chiudeva la serie e ne partiva un’altra.
Non importava se fosse di successo come Dragon Ball, Ranma 1/2, Lamù o City Hunter: tempo massimo una quarantina di numeri – ma tante serie anche meno – e dovevi salutarlo.
Adoravo questo approccio, sopprattutto in contrapposizione con i comics americani: non posso sopportare testate come l’Uomo Ragno, che ha iniziato a leggerlo mio bisnonno e sarà ancora in edicola quando mio figlio figlierà.
I fumetti americani non finiscono, si riavviano in un nuovo inizio infinite volte. I fumettisti giapponesi invece – questo era il mio pensiero ai tempi – magari avevano il pisello corto, ma a compensare nelle mutande c’erano due palle da elefante che si palesavano con il coraggio di mollare una serie di successo, dai personaggi che funzionavano e che piacevano al pubblico, per rimettersi in gioco con una storia tutta nuova ogni volta.

Ma tutto questo, si diceva, apparteneva a quei tempi quando mi stavano crescendo i baffi nella parti basse.
L’ultimo manga di successo che ho letto ad aver seguito questa logica è stato Death Note: 13 volumi (di cui forse anche 3 o 4 di troppo) e saluti a tutti.
Da quel momento in poi, è come se i mangaka si fossero accorti per la prima volta del modus operandi dei colleghi occidentali e si fossero detti “Ma siamo noi gli unici fessi?“.
E giù saghe interminabili, che al confronto Beautiful è un Bignami.
One Piece non accenna a giungere alla conclusione ormai da un lustro.
Dragon Ball, una saga che per tutti era conclusa, ha ricominciato a sfornare volumi e anime. Neanche più disegnati dall’autore originale, tra l’altro, che si gode i diritti nuotando in una piscina di monete d’oro.
Naruto ci ha messo mezzo secolo ma alla fine ha chiuso con… ah, no: ha solo cambiato titolo in Boruto (??!!) e la saga prosegue.
Berserk continua ancora, ma qui il problema non è il numero di volumi, ma il mangaka che è lento a disegnare come la merda di una lumaca.
One Punch Man basava tutto il suo umorismo su una gag, quindi sarebbe dovuto durare quanto, una decina di numeri? Siamo al 17 e l’autore ha ancora 20 anni di mutuo da farci pagare.

Ma la durata poi non è il mio unico problema.
Se l’autore è bravo ed ha costruito bene i personaggi – come ha sempre fatto la fenomenale Rumiko Takahashi – e narra una storia sempre nuova e appassionante, non ho problemi a seguire la serie all’infinito.
Il guaio è che tutti i manga per ragazzi sono dannatamente ripetitivi e seguono sempre gli stessi modelli narrativi. La maggior parte, almeno di quelli che ho letto, sono fotocopie di Dragon Ball: tornei con nemici di forza incrementale un protagonista che sviluppa di volta un volta una nuova abilità per sconfiggere l’apparentemente insuperabile bossone di turno. Appartengono a questo schema One Piece, My Hero Academia, Tutor Hitman Reborn, Deadman Wonderland, Bleach e tanti altri.
Gli ultimi due citati hanno almeno avuto la decenza di giungere a una (seppur noiosa) conclusione.

Fortunatamente il mondo dei manga è vasto e non esistono solo questi titoli.
Con i quaranta il mio gusto si è raffinato ed evoluto.
Ho iniziato ad apprezzare autori classici, probabilmente troppo impegnativi per la prima ondata di manga nel nostro paese, o forse solo per attirare l’attenzione dello sbarbato me stesso dei tempi.
Gli autori e fumetti che elenco di seguito sono titoli che consiglio a tutti di leggere, anche alle persone mature – per lo meno su carta – che non hanno mai approcciato la lettura di un fumetto orientale. Non bisogna giudicare un’opera dal medium con cui è resa: i contenuti sono quello che conta.

  1. Lone Wolf & Cub di Kozure ōkami. Una storia ambientata nel mondo dei samurai perfetta.
  2. Qualunque manga di Junji Itō, partendo preferibilmente da Uzumaki, Spirale. Un senso di orrore che Stephen King levati proprio.
  3. La storia dei tre Adolf, Black Jack e Budda di Osamu Tezuka. Un mangaka che non ha bisogno di presentazioni.
  4. DevilMan di Go Nagai, che non assomiglia per nulla all’eroe in calzamaglia verde che avrete sicuramente visto in TV.
  5. Al tempo di papà, L’olmo e altri racconti, L’uomo che cammina, Allevare un cane e Gourmet di Jirō Taniguchi. Ogni lettura vale come una giornata trascorsa in meditazione.

Nessuna pretesa di completezza in questa breve lista. Non ho letto tutti i manga del mondo e se manca qualche titolo importante probabilmente: a) non lo avrò letto b) mi avrà fatto schifo al pazzo.
Da qualche parte però, se vi ho incuriosito, bisogna pur iniziare.

Buona lettura.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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