Facebook, Instagram, Youtube, Twitter, TikTok e gli altri social network sono una fonte inesauribile d’intrattenimento, (dis)informazione e una buona piazza dove confrontarsi con le opinioni delle altre persone. E sono strumenti utili per tenersi in contatto con gli amici, non dimentichiamocelo mai.

C’è però una cosa dei social che secondo me tendiamo a dimenticare troppo spesso. Questi mezzi sono diventati ormai per molti di noi tanto familiari da venire investiti di una valenza spropositata e potenzialmente pericolosa.

In parole povere, si attribuisce troppa importanza a quello che si vede sullo schermo del cellulare.

Rodimenti di culo cap. 1

Le foto perfette della modella di Instagram, alla lunga, ci provocano invidia e senso d’ineguatezza.
La vita del travel blogger, documentata con profusione d’immagini e video su tutte le piattaforme, ci appare irraggiungibile e ci fa rodere un bel po’ il culo.
L’intellettuale – mannaggia pure a lui – ha sempre il tempo di leggere anche l’ultimo mattone sullo Studio antropologico sul significato tribale delle dita nel naso, e ne disserta pure con sagacia dal suo canale Youtube.
Il gamer fa una vita spensierata: appena mette il culo fuori dalle lenzuola può permettersi di restare incollato al PC a giocare tutto il giorno, streammando la sua esperienza su Twitch e affini.

Rodimenti di culo cap. 2

E’ abbastanza normale quando si hanno svariate decine di migliaia di followers piazzarsi sul pene di qualcuno, ma il problema è che anche le persone “normali” che seguiamo – quelle senza ambizioni o numeri da influencer – riescono in qualche modo a infastidirci o fare apparire la nostra vita una cacchetta.

Può essere la tua amica con le sue foto di piattini al ristorante, postate un giorno sì e l’altro pure, a farti pensare con un filo di giramento di culo che è da quando è nato tuo figlio (che ora ha 22 anni) che tuo marito non ti porta a mangiare fuori.
Oppure quella tizia su Twitter (che magari non ti ricordi neanche più perché hai iniziato a seguirla): ogni giorno “Buonnngggiiiioooonnnniisssimo!!!!!111ONE!!!UNO” e una cazzo di poesia. Sempre allegra già dalle 6 di mattina, quando una persona normale – come te – fino alle 11 o al quinto caffè (quello dei due che viene prima) è affabile quanto un serial killer.
Magari ci si mette anche il gatto del tuo collega, che appare in ogni scatto del suo profilo Instagram: un Adone paragonato al pulcioso culone che ti ritrovi fisso sul divano a spargere i suoi peli. Lui del confronto sicuramente se ne sbatte le palle che non ha più, ma tu invece le hai e alla lunga ti girano come due turboeliche.

Vedi solo quello che gli altri vogliano tu veda.

Questo perché ti dimentichi di una cosa che è da tenere presente in qualche misura anche in tutte le comunicazioni della vita reale, ma sui social è davvero la regola base: la gente ti fa vedere solo quello che vuole che tu veda.
Sono infatti veramente poche le persone che ti permettono di avere una visione generale e obbiettiva della loro vita: la maggior parte di quelli che incontri tendono a farti guardare da uno spioncino molto piccolo solo scene accuratamente selezionate.

Probabilmente solo i tuoi genitori, tua moglie, un amico vero o un parente stretto condividerà con te le gioie come i momenti di ansia, frustrazione o dubbi.
Gli altri, a seconda della confidenza che hanno sviluppato con te e al loro carattere, è molto facile che si limitino solo alle cose molto belle o brutte.
Sono gli estremi che attirano maggiormente la nostra attenzione dopotutto: restiamo colpiti da un incidente aereo dove sono morte un centinaio di persone – e per questo giuriamo di non prendere mai più l’aereo – ma il fatto che su strada ne muoiano a centinaia ogni minuto nel mondo non ci sconvolge particolarmente, perché non è spettacolare.

Raccontare qualcosa di “estremo” è una buona strategia per attirare l’attenzione e quindi stabilire un contatto con persone nuove.
Cioè, ci arriviamo tutti a capire che se parlo della mia cena a base di riso in bianco e fettine panate con la nuova collega figa non agguanto la sua attenzione come con il racconto di quella volta a Bali quando mi servirono cervello di scimmia gelato.

Ora prendi tutto questo e moltiplicalo per mille.

I social, quando lo scopo è attirare gente nuova – e spoiler: lo è il 98% delle volte – sono un caso limite di tutto questo.
Ma limite proprio all’estremo della galassia, se consideriamo anche il fatto che ti incoraggiano a non uscire da un certo genere di post, una volta che si vede che “funzionano“: almeno, nella vita reale, uno che racconta sempre e solo di viaggi dopo un po’ risulta noioso!

Comunque farsi prendere dall’invidia sui social è po’ come accedere la TV su FoodExperienceLiveXXLTV e sbottare “Che invidia, sono sempre a mangiare“: eh, ma grazie al cazzo, è un canale fatto apposta per quello.

E’ assurdo rosicare davanti a un profilo Instagram, almeno quanto è patetico sforzarsi di costruire una vita falsa da esibire a sconosciuti.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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