Prendo spunto dal Morto del Giorno per qualche ragionamento ad alta voce sui supereroi femminili nei film della Marvel. Chiaramente ci sarà qualche spoiler nelle righe sotto, quindi ritenetevi avvisati.

Che poi ragazzi, sono film usciti ormai nel 30 a.C.: ha ancora senso parlare di spoiler? Se negli ultimi due lustri siete vissuti in una caverna con gli orsi e senza il wifi sono un po’ problemi vostri.

Comunque.

Che problemi hanno alla Marvel con le supereroine dei loro film?

Seriamente, non c’è un’eroina decente neanche per sbaglio: ho l’impressione che siano state tutte messe lì giusto per un discorso di quota rosa, ma a livello di trama tranquillamente ignorate.

L’intero MCU (Marvel Cinematic Universe) mi sembra sessista in modo assurdo.

Vedova Nera.

Partiamo da Vedova Nera, vista la giornata. Ai fini della progressione della storia, è utile quanto una forchetta per bere il brodo se paragonata agli altri membri degli Avengers. Ha un primo, microscopico, barlume di sensatezza quando, in Age of Ultron, è l’unica in grado di calmare Hulk, facendolo regredire in Bruce Banner con una ninna nanna.
Cioè, rendiamoci conto: serve solo da spalla – e neppure nella fase attiva delle scazzottate – a un personaggio maschile.

Gli sceneggiatori sul finire della saga, in Endgame quindi, secondo me un po’ si accorgono che le femministe giustamente potrebbero alzare un sopracciglio e si affrettano a:
1) Promuoverla a coordinatrice degli Avengers sopravvissuti allo snap di Thanos. Per 13 secondi effettivi.
2) Glorificarla con un nobile sacrificio per recuperare una Pietra dell’Infinito. Nobile: parliamone. L’altro candidato era Occhio di Falco, il Vendicatore più inutile di tutti.

Scarlet Witch.

Parliamo un po’ di Scarlet Witch adesso. Su carta – e per carta intendo proprio i fumetti – è una dei mutanti più potenti di tutti, classificata come fottutissima omega. Ha il potere di cambiare la stessa trama della realtà: la bellissima saga di House of M [1] si basa proprio su questo.

E nell’universo cinematografico Marvel?
Una mezza sega che lancia roba come vapori di mestruo dalle mani. Passa ad essere una cattiva scarsa (si converte al bene) subalterna a Ultron, a una eroina innamorata di un Avenger più forte e importante di lei, Visione. E di nuovo subalterna a qualcuno, perché con l’androide diventa una figura chiave in quanto portatore di una Gemma dell’Infinito. L’unica cosa che fa di utile è proprio seccare il suo amato per evitare che la gemma venga presa da Thanos e – spoiler – il suo gesto non serve neppure a una minchia.

Le altre minori.

Passo in rassegna velocemente alle altre figure femminili maltrattate dalla Marvel, prima di concentraci su quella che ritengo la pietra dello scandalo:

  • Gamora: serve a Thanos per recuperare una gemma e a noi per rendercelo un po’ meno freddo.
  • Nebula: di potente ha solo dei complessi d’inferiorità nei confronti della sorella.
  • Lumacona cioè Mantis: non mi ricordo mai come diavolo si chiami, e questo la dice lunga su quanto la ritenga essenziale.
  • La sorella minore nerd di Pantera Nera: vedi ricordate il suo nome? Neppure io. E il suo spessore nella trama non la rende neppure degna di una ricerca su Google per scoprirlo.
  • Pepper Potts: detta amichevolmente “Peppa Potter” in un simpatico mashup tra Peppa Pig e Harry Potter. Una donna che prende i poteri del virus extremis in Iron Man 3 e, visto che potrebbe così diventare utile dopo appena quintordici film, li perde dopo mezza scena. Poi in Endgame, giusto in tempo per la battaglia finale, ci viene presentata nelle vesti di Rescue, indossando un’armatura creata dal marito. E visto che così bardata potrebbe superare in cazzutaggine Tony Stark, la facciamo subito passare in secondo piano con il sacrificio di Iron Man. Tiè.
  • Valchiria: parte come ubriacona stronza in Thor Ragnarok, quindi bene, ma non benissimo. Poi si ravvede – ma dai? – e diventa tipo She-ra che cavalca un unicorno alato. Bho.
  • Wasp: dobbiamo davvero parlare di una il cui superpotere è essere piccola come una vespa?

Captain Marvel.

Ma veniamo al grande scandalo, alla promessa di eroina femminile “di spessore” infranta, nonostante abbia addirittura un film monografico dedicato interamente a lei: Capitan Marvel.

La pellicola che racconta le sue origini, oggettivamente, non è brutta. Non è tra i miei film preferiti, ma l’ho apprezzato. Finalmente una donna cazzuta, su carta più forte di tutti gli Avengers messi assieme. Le vogliamo dare un ruolo centrale nel capitolo finale di questa fase cinematografica Marvel? La vogliamo usare bene in Endgame?

No, manco per il cazzo.

La sua presenza su schermo, in questo film, è stata sacrificata perché – così lo interpreto io – non faceva parte della squadra dall’inizio. Endgame è considerato il film finale dei primi supereroi apparsi al cinema: agli altri è stato dedicato meno spazio, nonostante le ottomila ore che dura il film.

Quindi una eroina che praticamente può sprigionare l’energia di un sole, alla fine riesce giusto per due secondi a fermare le dita di Thanos. Uno spreco di potenziale secondo me incredibile, e una grande ingiustizia verso le donne, per una volta che c’era su schermo un’eroina degna di nota.

Per questo capite come l’inquadratura verso la fine di Engame dove si vedono tutte le eroine, in una veloce sequenza molto “girl power”, mi sembra una vera presa per le chiappe.

Speriamo facciano meglio nella prossima fase.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] Non l'ho letta ovviamente: ne ho appreso tipo 5 minuti fa l'esistenza leggendo Wikipedia.

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