Voglio introdurre questo pippone su come evitare che il cellulare sia fonte di distrazione con un detto latino, perché mi sono fatto il culo a studiarlo per 5 anni e ho sempre troppe poche occasioni per farlo pesare a qualcuno.

A Genova, in Corso Italia, c’è una lastra di marmo che reca incisa questa scritta: “Pecunia, si uti scis, ancilla est, si nescis, domina“. Tradotto significa: “I soldi, se li sai usare, ti sono servi, se non li sai usare ti sono padroni“. Lo smartphone non funziona molto diversamente dai soldi: se lo sai usare saggiamente, diventa uno strumento impareggiabile della tua quotidianità, altrimenti ne diventi schiavo.

E la vita è troppo breve per perdere tempo davanti a un piccolo schermo del cazzo.

DA UN SECONDO A UN LUSTRO È UN ATTIMO.

In un mio precedente articolo avevo già paragonato i moderni cellulari a coltellini svizzeri: tanti strumenti produttivi, ma anche tante distrazioni. Social, aggregatori di news, giochini, browser: tutte icone che tappiamo non solo quando dobbiamo fare qualcosa di attivo, ma anche e soprattutto quando abbiamo qualche minuto di noia da lasciarci alle spalle.

Sì, come no.

il guaio è che quelle poche decine di secondi iniziali spesso si tramutano poi in lunghi quarti d’ora di totale improduttività: restiamo sul cesso a stalkerare i nostri ex su Facebook finché perdiamo la sensibilità alle gambe e non ci accorgiamo del nostro turno alle Poste mentre giochiamo a Candy Crush Saga [1] e i vecchietti ne approfittano per doppiarci.
E non ricorriamo – anzi abusiamo – della magia dello smartphone solo per attese lunghe (come le due citate sopra, in particolare la seconda se devi pagare un bollettino) ma anche per quelle davvero da pochi secondi, come la corsa dell’ascensore, dove per ammazzare il tempo basterebbe guardarsi i piedi, scambiare mezza parola sul tempo con la persona accanto o spargere il terrore e il dubbio sganciando una puzza silenziosa nella cabina [2].

Per certe persone che conosco, sbloccare il cellulare e fare il giro delle app social è diventato quasi un tic, che ripetono compulsivamente ogni mezz’ora. In ogni occasione poi, anche quando siamo seduto in pizzeria a mangiare e chiacchierare, cosa che mi innesca a suo volta in me un curioso tic che mi spingerebbe a dispensare manrovesci sui loro zigomi.

SOLUZIONI HARDWARE ALLA VOSTRA MANCANZA DI SPINA DORSALE.

Se non avete abbastanza testochili [3] da evitare di tappare quelle maledette icone ogni due secondi, ci sono dei cellulari minimalisti creati apposta per disintossicarsi un po’ da tutta questa tecnologia, pur mantenendo utilizzabili le funzioni base che rendono gli smartphone tali. Ve ne posso elencare tre, selezionati da un mare di ciofeche indegne di essere prese in esame.

Nokia 8110 “bananafone”.

Dal sapore squisitamente vintage, questo cellulare vanta:

  • Un processore da 1.1 GHZ in grado di non far girare nessun gioco neanche pregando.
  • Una fotocamera da 2 Mpx per vanificare ogni velleità di selfie.
  • Display da 2.45″ per rendere inguardabile qualunque video di Youtube.
  • Il sistema operativo Kai OS su cui è già tanto se gira Whatsapp.
  • Una tastiera fisica di quelle belle di una volta, che se non sei superallenato per scrivere “Ciao” ci metti quarantasette minuti.
  • Una batteria che dura un paio di ere geologiche.

Con un prezzo che oscilla tra i 50 e 100 euro puoi metterti in tasca l’essenziale per restare connesso, ma solo per guardare poco (per via del display e delle pochissime app) e interagire ancora meno (a causa dei poco sofisticati sistemi d’input).

Palm Mini.

Un oggetto delle dimensioni di un pacchetto di sigarette in grado di fornire un’esperienza Android completa, se siete dei neonati nati con le dita piccole.

  • Processore Snapdragon 435, il fratellino minore e scemo di quelli seri installati sui cellulari più grandi.
  • Fotocamere da 12 e 8 Mpx, per foto senza infamia e senza lode.
  • Display da 3.3″ che non si vedeva dai tempi del primo iPhone 2G [4].
  • Sistema operativo Android 8.1 completo in tutto e per tutto.
  • Batteria ridicola da 800 mAh che vi porterà a mala pena da mezzogiorno all’una anche tenendolo spento.

Non sarebbe neanche troppo male come compromesso: hai tutte le applicazioni a cui sei abituato, ma in un formato che ti scoraggia dall’usarle per sessioni prolungate.
Il guaio è che prima delle dimensioni del dispositivo, a fermarti ci pensa la batteria: troppo misera, da quello che ho letto online [5] va caricato almeno tre volte al giorno.
Si tratta infatti di uno smartphone pensato come secondo cellulare, da usare al termine della giornata lavorativa.
E si potrebbe anche prendere in considerazione, se non costasse quei 350 (fottutissimi) euro.

Light Phone II.

Questo smartphone entra a malapena nella categoria, essendo il più minimale (e bello) dei tre. Abbiamo, nell’ingombro di una carta di credito o poco più:

  • Processore ignoto, ma sicuramente meno potente di quello di una My Magic Diary.
  • Manco mezza fotocamera.
  • Display e-ink touch (come quello del Kindle, per capirci).
  • Sistema operativo proprietario con pochissime applicazioni: Sms, email, Rubrica, Direzioni, Calcolatrice, Mp3 e basta. Scordatevi browser e social.
  • Batteria di 950 mAh che rivaleggia per durata con i vecchi Nokia.

Pochissime funzioni smart ma davvero distrazioni sotto zero, se si è disposti a spendere circa 320 euro, che non sono bruscolini.
Se ci pensiamo un attimo, perché spendere quella cifra per poter fare a tutti gli effetti niente, quando allora posso benissimo dimenticarmi il cellulare a casa gratis?

SOLUZIONI CHE NON MI CONVINCONO.

Avere due smartphone, uno completo e uno minimale, non è una soluzione perfetta a mio avviso.
Prima di tutto, cambiare la SIM ogni volta è una grande menata. Quel maledetto coso minuscolo di metallo per fare scorrere il carrellino lo perdo sempre. E poi, come abbiamo visto, i tre modelli sopra non sono delle soluzioni complete per tutti i task, ma qualcosa da usare solo quando hai smesso di lavorare.

Parlo per me, ma tecnicamente non smetto mai di aver bisogno di questo strumento di lavoro: posso dover sempre visionare un pdf o un foglio Excel al volo fuori casa, e nessuno di quei dispositivi mi permette di farlo agevolmente. Oppure, più banalmente, dover scrivere un testo un po’ più lungo di due righe per rispondere al messaggio di qualcuno. Ci sono poi delle circostanze nelle quali una fotocamera decente può servire, anche solo per fotografare qualcosa come promemoria.

Dovessi scegliere uno dei tre, opterei quindi il meno minimal, ossia il Palm Mini.
Che però è anche il più costoso: tanto quanto un buon smartphone medio gamma di una marca di punta. Decisamente troppo per un rincalzo del cellulare principale: per via della batteria scarsissima non posso neppure prendere in considerazione l’ipotesi di utilizzarlo come unico smarphone, affiancato a un buon tablet [6] per quei bisogni produttivi che richiedono uno schermo umano.

Non me lo posso assolutamente permettere.

E poi ragazzi, la castrazione hardware è davvero una soluzione troppo radicale per i miei gusti. Per colpa di una scarsa forza di volontà non si può rinunciare in blocco ai vantaggi dell’avere un mini computer in tasca!

C’è una via migliore secondo me, che utilizza il dispositivo che già possediamo, senza spendere (quasi) niente.

UN APPROCCIO LATO SOFTWARE, PIÙ SOFT.

Prendete il vostro smartphone e cancellate immediatamente Facebook, Instagram, Twitter, Youtube e qualunque gioco che abbiate inst… No, scherzo [7]. Non è necessario arrivare a tanto: dopotutto è lecito dedicare ogni tanto del tempo a qualche sana attività improduttiva per rilassarsi, basta riuscire a controllarsi.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Un buon metodo per non tappare sullo schermo del cellulare compulsivamente può essere trovato ascoltando nell’antico proverbio “Occhio che non vede, cuore che non duole”.

Togliamo dalla schermata iniziale, la prima che vediamo una volta sbloccato il cellulare, tutte le icone delle applicazioni improduttive & tentatrici.

Spostarle è molto semplice e dovremmo essere in grado di farlo tutti: se non ci riuscire, andate a ritirare la pensione, comprate 3 etti di caramelle Rossana (ve le vendono solo se avete dagli 80 anni in sù) e fate venire a casa vostro nipote/a per farlo al posto vostro. Mentre lavora, ogni 30 secondi porgetegli una caramella e domandategli quando si sposa.

Questa semplice operazione dovrebbe già fare molto. Tantissime volte infatti usiamo il cellulare per guardare l’ora: lo sblocchiamo, ci diamo uno sguardo e ci cade immancabilmente l’occhio su Facebook. Quindi già che ci siamo facciamo un giro veloce anche lì: ed ecco buttato via un quarto d’ora di vita che non tornerà più.

Anche l’occhio, pur lontano dal cuore, vuole la sua parte.

Se siamo – mi ci metto in mezzo anch’io – maniaci della simmetria e terrorizzati dall’horror vacui, possiamo mettere in bella vista, al posto dei programmi che ci fanno perdere tempo, qualcosa di più produttivo. Ad esempio un’app per leggere libri: così quel quarto d’ora di prima non sarà sprecato almeno [8]. Oppure una per ascoltare podcast: se ne trovano d’interessantissimi in giro. O ne possiamo anche approfittare per mettere finalmente in bella vista uno di quei tool che solitamente si nasconde chissà dove e, quando ci serve, dobbiamo sempre perdere ore a trovarlo. Sto parlando della calcolatrice e similari.

Gli utenti iPhone scendono qui.

Questo è tutto quello che potete fare. Se avete scelto come smartphone un iPhone almeno.

Avete voluto un cellulare semplice, potente e affidabile [9]? Se guardate bene nella confezione dovrebbe esserci anche un cazzo a cui attaccarvi, nel caso vi fosse venuta voglia di personalizzare in maniera più profonda il vostro dispositivo: questo è il momento di tirarlo fuori e usarlo.

POTERE DI ANDROID, VIENI A ME!

Se avete uno smartphone con il robottino, c’è ancora qualche asso che potete tirare fuori dalla manica per rendere le vostre schermate più minimal, senza sacrificare l’usabilità. Le carte da giocarsi si chiamano launcher alternativi.

Cosa sono i launcher?

Il launcher è l’interfaccia da cui lanciamo le varie applicazioni, una applicazione essa stessa che ci permette in sostanza d’interagire con il telefono.

Diciamo che un PC : Windows 10 = Cellulare : Launcher.

Android però ha una particolarità: esattamente come Linux può permettere d’installare più di un launcher (ognuno con approcci e possibilità di personalizzazione uniche) e passare dall’uno all’altro senza problemi. Ogni produttore di smartphone ha un suo launcher preinstallato: Huawei ha la Emui 10 e Samsung la One UI ad esempio. Solitamente il launcher di default ha possibilità di personalizzazione abbastanza limitate, giusto cambio sfondi, icone e colori, tutto scaricabile da uno store interno.
Installando un launcher di terze parti si possono espandere le possibilità di customizzazione all’estremo.

Quali launcher sono più adatti a limitare il cazzeggio.

Innanzitutto una premessa & un disclaimer.

Installare e settare un nuovo launcher è una cosa facilissima, ma prima di farlo cerca di capire come tornare indietro. La procedura varia a seconda dello smartphone, ma solitamente si tratta di andare nelle Impostazioni (tramite l’apposita applicazione o toccando l’icona ad ingranaggio che si trova in alto a destra nella tendina delle notifiche), cercare una voce che assomigli ad Applicazioni e trovando la voce Applicazioni predefinite: da qui si possono scegliere il client di posta, browser, lettore musicale e anche launcher di default. Quindi, ripeto [10]: controlla prima di tutto come si fa a ritornare allo stato precedente e solo dopo buttati nel magico mondo del launcher alternativi.

Non mi ritengo in alcun modo responsabile degli eventuali casini che potresti fare e non ti aiuterò a sistemare tutto: dovrai aspettare di avere 80 anni e un nipote, ritirare la pensione, comprare le Rossana, invitarlo da te… insomma, l’ho già spiegata prima la procedura [11].

Linux CLI Launcher.

Partiamo subito con il botto con questo launcher sviluppato da Francesco Andreuzzi, un programmatore italiano.
Dico con il botto perché si tratta di una roba hardcore, da approcciare solo se si hanno almeno 25 cm di pene informatico: questo launcher trasforma infatti la vostra schermata in una console Linux. Addio sfondi, icone, app drawer e dock [12]: solo la purezza e il minimalismo di una bella linea di comando.

E’ usabilissimo, che credete.

Per lanciare un’applicazione basta scrive il suo nome e premere invio, proprio come faremmo da una console Linux. E anche qui c’è l’autocompletamento del nome. Funzionano inoltre molti comandi Unix per navigare nel file system (cd, ls, clear…), oltre a parecchi specifici.
C’è qualche possibilità di personalizzazione: si può cambiare lo schema dei colori e configurare alcune impostazioni delle notifiche dei programmi e utility (meteo e note).

Nessuna applicazione in vista significa nessuna distrazione!

Mi rendo conto che sia troppo estremo da usare come launcher di default 24/7, ma in quei momenti critici – lavoro, scuola, studio, serata con amici – che necessitano davvero di zero cazzeggio, si può passare a lui, per poi tornare al solito a emergenza rientrata [13].

Niagara Launcher.

Questo launcher mi piace molto per la sua semplicità – 8 applicazioni preferite e basta in home – e opzioni interessanti di configurazione.
Possiamo fare infatti nascondere le app, utile per toglierci di mezzo il bloatware [14], applicare temi alle icone e un bello sfondo.
E’ molto bello e particolare l’effetto “a onda” per visualizzare tutte le applicazioni.
Per il resto spazio per un solo widget, niente schermate aggiuntive o fronzoli inutili, senza però sacrificare la possibilità di renderlo piacevolmente colorato e intrigante.

Nova Launcher (o Action Launcher).

Questo è il mio preferito e quello che uso di default.
Nova Launcher e Action Launcher sono abbastanza simili: la differenza sostanziale sta nella possibilità del secondo di associare alle icone una gesture che apre un widget.
Una funzione carina ma che non uso, quindi preferisco il primo.
La sua versione premium (e quindi a pagamento) sblocca varie funzioni, tra cui la possibilità di nascondere le applicazioni e di usare le gesture: costa qualcosina (4.5 euro), ma spesso si trova in offerta e ne vale la pena.

Si presenta molto simile al launcher stock di Android, quello installato sui Google Pixel per capirci, ma con grandi potenzialità di personalizzazione.

Nella mia configurazione tipo ho impostata una griglia 11 X 7 (ho uno schermo da 6″, perché non sfruttarlo occupandolo da un bel po’ di icone?) e una sola schermata, che lascio vuota e pulita, con la dock presente.

Per questa ho sfruttato la possibilità del launcher di creare cartelle che, cliccate, aprono la prima applicazione, swipate, espandono la cartella stessa.
Ne ho messe 7 in totale nella dock: il primo elemento è una applicazione innocua e produttiva (ad esempio il browser), swipando si apre la cartella contenente le perdite di tempo (i social). In questo modo non ce l’ho sotto gli occhi appena sblocco il dispositivo, però se ne ho bisogno sono comunque accessibili.

L’elenco di tutte le applicazioni, al netto del bloatware nascosto, avviene con una gesture verso l’altro in home.

Bonus: KLWP.

KLWP non è propriamente un launcher, ma un creatore di sfondi animati. La versione a pagamento permette di caricare creazioni di terze parti (a volte si trovano gratuite, ma le migliori si pagano).

La particolarità di questi sfondi è che includono elementi cliccabili (icone, widget) dalle animazioni bellissime che funzionano come “launcher” sopra al launcher.

Insomma, guardatevi gli screenshot per capire (meglio ancora qualche video).

Li uso spesso abbinati a Nova: mi permettono di liberarmi completamente della dock mantenendo allo stesso tempo un’interfaccia gradevole e utilizzabile.

CONCLUSIONI.

Questi analizzati sopra sono vari approcci per rendere meno dispersiva la vostra esperienza con lo smartphone: personalmente credo che nascondere le schifezze (social e Youtube) e mettere al loro posto roba più utile (ebook in primis) possa già risolvere il problema all’80%, ma consiglio lo stesso ai possessori di cellulari Android di farsi un giro nel mondo dei launcher, anche solo per aggiungere un po’ di eyecandy nelle vostre schermate.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] Va ancora di moda?
[2] E' divertente solo se le persone presenti nella cabina sono in numero superiore a due, altrimenti il colpevole si individua troppo facilmente.
[3] Se hai colto questa citazione siamo fratelli di sofferenza, senza alcuna recalcitranza. [4] Tra che tra l'altro ce l'aveva anche più lungo di 0.2" se non erro.
[5] Non ho provato di persona nessuno di questi dispositivi di cui parlo, ma ho letto e guardato molte recensioni di professionisti. Dal mio smartphone mente ero sul cesso o alle Poste, ovviamente.
[6] A pensarci bene un iPad, l'unico tablet che valga la pena prendere in considerazione, a mio avviso è un buon dispositivo "distraction free" quando ci si trova fuori casa: troppo scomodo da tirar fuori dalla borsa ogni minuto e troppo vistoso da tenere sempre sguainato. Peccato non possa fare le telefonate.
[7] Tranne per i giochi. Seriamente, compratevi una Switch o una Playstation: che gusto c'è a giocare a quelle idiozie senza un controller fisico?
[8] Dipende ovviamente dalle tue letture.
[9] Spoiler: quando avete come budget un millino, riuscite sempre a comprare un cellulare semplice, potente e affidabile, anche con sistema operativo Android.
[10] Hai capito che devi guardare come si torna al launcher di partenza prima?
[11] Hai controllato come ripristinare il launcher di partenza? E' importante, non so più come dirtelo.
[12] App drawer: l'elenco di tutte le applicazioni installate sul vostro dispositivo, solitamente accessibile tramite uno swipe verso l'alto nella home o premendo un'icona a forma di griglia stilizzata. Dock: quello spazio nella parte inferiore dello schermo contente le applicazioni più usate (e a volte il tasto dell'App drawer), persistente su ogni schermata della home.
[13] Hai imparato come fare a tornare indietro, vero? Ho l'ansia.
[14] Quei programmi che ti trovi preinstallato sul cellulare e non utilizzerai mai. Non si possono rimuovere se non facendo un root.

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