E’ una cosa molto curiosa, ma il ricordo di Andrea Brambilla non mi evoca più risate da un pezzo.
E non certo perché non fosse bravo: la coppia Zuzzurro e Gaspare è sempre stata spassosissima e quando davano Drive In [1] erano i miei comici preferiti.
Tra l’altro ricordo alcune striscie demenziali disegnate da Silver su Lupo Alberto [2] con loro come protagonisti che mi facevano pisciare addosso dal ridere per la loro comicità surreale.

Non è assolutamente un problema di mancanza di verve comica quindi.

Semplicemente, adesso considero Zuzzurro portatore di emozioni e significati diversi. Tutto è dovuto a un’intervista che ho letto, una delle ultime rilasciate prima di morire. Quando gli diagnosticarono il tumore che l’avrebbe portato via, infatti, si chiese: “Perché mai dovrei smettere di far ridere la gente?”. E continuò a lavorare al suo spettacolo teatrale fino alla fine.

Un’affermazione così risoluta e stoica mi ha spiazzato. Non me la sarei mai aspettata, e secondo me non sfigurerebbe affatto tra le pagine dell’Hagakure [3] o qualche raccolta di aforismi zen.

Per me quindi oggi, più che un comico, Andrea Brambilla è un esempio di vita.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] Sono vecchio.
[2] Molto vecchio.
[3] https://www.ibs.it/codice-dei-samurai-hagakure-libro-yamamoto-tsunetomo/e/9788817071413

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