Politica e manga hanno a mio avviso moltissimi punti in comune, in primis le meccaniche che decretano il successo di un fumetto o di un partito.
Vediamole un po’ in questo schema: poi giudicate voi nei commenti se devo smettere di correggere la grappa del mattino con il caffè.

Protagonista:

Inutile girarci attorno: i protagonisti seri, perfetti, senza punti deboli o paura non funzionano bene. Banalmente, dopo pochissimo annoiano il pubblico, che smette quindi di leggere i loro fumetti.

Prendiamo in esame Monkey D. Rufy dal manga di One Piece: è la determinazione fatta uomo, ok, ma a parte questo strapieno di difetti. Non brilla per intelletto, è golosissimo, impulsivo e spensierato.
Oppure anche Saitama da One-Punch Man: dotato di una forza talmente letale da riuscire a distruggere con un singolo pugno qualunque nemico, eppure un coglione totale per tutto il resto.
Insomma, questi due personaggi hanno una qualità che spicca, ma per il resto sono un fantastico potpourri di difetti.

Eppure One Piece e One-Punch Man – e potrei citare altre decine di fumetti simili che non necessariamente iniziano per “One” – pur non avendo un protagonista perfetto, sono tra i manga di maggiore successo oggigiorno.

La politica italiana da anni funziona bene o male allo stesso modo.
Il politico con più difetti è quello che ha sempre attirato più voti.
Vediamone alcuni.

Renzi ha il super potere della gioventù, con tutta la sua esuberanza. Ma ha anche un ego smisurato, è temerario e incapace di parlare inglese.
Berlusconi è un imprenditore di successo. Ma non sa tenere la lingua in bocca e il pisello nei pantaloni.
Salvini ha il super potere di riuscire a comunicare alla pancia degli italiani. Ma è un cazzaro di prima categoria e si sfonda di Nutella e mojito tutto il giorno.
Di Maio come pregi mi mette in difficoltà quindi fate finta che non abbia scritto il suo nome.

Qual è il politico con il difetto migliore?
Bé, nei manga di maggior successo e tiratura (Dragon Ball, One Piece, Toriko etc) la gola è la pecca più ricorrente nel protagonista.
Quindi punto per la Lega.

Le spalle.

In ogni buon manga che si rispetti il protagonista è affiancato da almeno un comprimario. Quelli che piacciono maggiormente ai lettori sono divisi in due categorie:

Spalla buffa.
Fa gaffes a raffica allentando così la tensione. Tra questi possiamo citare Crilin di Dragon Ball, Usop in One Piece, Seras Victoria in Hellsing e Pinoko in Black Jack.
La controparte politica migliore? L’ultimo Berlusconi ad esempio.

Spalla cazzuta.
Di solito un ex nemico poi diventato alleato una volta sconfitto dal protagonista. Fanno parte di questa categoria Vegeta e Piccolo in Dragon Ball, Rei in Hokuto no Ken, Ikki in Saint Seiya e Koga in Inuyasha.
La controparte politica? Sempre Berlusconi per la Lega.

Lo scopo.

Nella trama di tutti i manga c’è uno scopo, una promessa di risultato che viene proposta al lettore.
In quasi tutti i manga almeno: ne L’uomo che cammina di Jiro Taniguci l’autore ci narra le passeggiate tranquille del protagonista, molto quotidiane e senza colpi di scena particolari. E’ un manga molto bello che vi consiglio, ma fumetti con un obbiettivo più ambizioso – Death Note per dirne uno: lo sterminio di tutti i malvagi del pianeta – vendono sicuramente più copie.

Il fine per cui agisce il protagonista deve essere appagante per il lettore e dargli qualcosa, altrimenti si annoia e molla lì il fumetto dopo pochi numeri.
Può essere la sempre gettonata uccisione di un nemico (per vendetta o altro), come nelle Bizzarre avventure di Jojo, dove l’avversario finale è Dio (non quello famoso, ma comunque abbastanza cazzuto).
Avere poi una o più nemesi come ostacolo alla propria missione è obbligatorio per un manga di successo.

Tra gli scopi che funzionano nella narrazione può esserci anche il ripristino dello status quo, come per i protagonisti di Full Metal Alchemist.
Se si tratta poi di una lotta contro il tempo o comunque qualcosa che dia un senso di urgenza, meglio ancora. Un esempio tipico è in Saint Seiya, con la corsa attraverso le 12 Case prima che la meridiana del grande tempo si spenga assieme alla vita di Saori.

Quale partito ha fatto più di tutti tesoro di questa lezione di storytelling?
La Lega: fermiamo i migranti (un nemico/scopo) mentre i buonisti (varie nemesi che ostacolano) ci mettono i bastoni tra le ruote. Prima che sia troppo tardi (senso di urgenza) e che trasformino le nostre chiese in moschee/violentino le nostre donne/rubino i nostri posti di lavoro, in modo che alla fine l’Italia conti di nuovo in Europa (ripristino dello status quo).

La durata dell’azione.

E’ in sostanza quanto tempo il protagonista ci mette a raggiungere lo scopo del paragrafo precedente.
Il trucco dei buoni manga, quelli che vendono tanto, è davvero semplice: non bisogna raggiungerlo mai.
Perché altrimenti tutto finisce!

Quando riuscirà Rufy a diventare il Re dei Pirati?
Quando il suo autore, Eiichirō Oda, deciderà di smettere di guadagnare.

In realtà nei manga funziona un pochino diversamente: lo scopo viene raggiunto frettolosamente dopo pochi numeri quando le vendite calano troppo e si vuole chiudere la serie, ma resta comunque questo insegnamento anche per la politica: darsi uno scopo tale che la durata dell’azione sia potenzialmente eterna.

Un buon esempio politico?
Sconfiggere la disoccupazione o l’evasione fiscale. Così buono che lo usano tutti i partiti infatti.
Però non funziona benissimo: l’azione deve sì avere un tempo di svolgimento in potenza infinito, ma deve comunque esserci un avanzamento tangibile ogni tanto.
Lo scopo della banda di ladre in Cat’s Eyes, per esempio, è recuperare la smisurata collezione di opere d’arte del padre delle protagoniste tramite furti: ogni puntata è un portarsi a casa un piccolo passo avanti verso il completamento della missione.

In politica, qual è il partito che sfrutta meglio questo espediente narrativo dei manga?
La Lega ovviamente: è impossibile fermare i migranti (dovresti iniziare prosciugando il mediterraneo e sostituire l’acqua con lava fusa), ma ogni tanto qualche nave riesci a tenerla in scacco.

Killer catchphrase.

Il motto, la battuta tipica del protagonista o del gruppo.
E’ la ciliegina sulla torta, quella che ci fa amare davvero i personaggi e ci fissa nella memoria i manga.

Cosa sarebbe un Kenshiro senza “uatatatatatatatata” o “Tu sei già morto“?
O Jotaro senza un “Ora ora ora ora ora ora!“?
E Sailor Moon senza “Sono venuta qui per punirti in nome della Luna“?
Nulla, perderebbero metà del loro fascino.

Questa è una importante lezione, ma solo pochi partiti la mettono in pratica. Non tutti infatti hanno una frase tipica: mi vengono in mente solo i 5 Stelle e la Lega, ma con efficacia molto diversa.

Onestà“, il motto dei 5 Stelle, è forte ed evocativo, ma a volte le loro azioni non lo rispettano fino in fondo.
E questo è gravissimo.
Onestà e poi ti allei con i “disonesti” della Lega e PD?
Se Kenshiro dice “Ti restano 5 secondi di vita“, dopo 5 secondi tu esplodi, oppure ci perde per sempre la faccia!

La Lega invece, con il suo “Prima gli italiani“, ha creato una killer catchphrase soddisfacente e che funziona.
Perché è appagante ma allo stesso tempo non vuol dire un cazzo: è una promessa vaga senza un contesto preciso.

Conclusioni.

Non mi stupisco affatto dei sondaggi o dei risultati regionali: la Lega – il partito che meglio ha saputo applicare le tecniche narrative più efficaci dei manga – è anche quello che tira di più nel panorama politico italiano.

Quindi?
Che la Sinistra riparta da Dragon Ball Z!

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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