Entriamo subito nel vivo degli eventi.
Dei miei conoscenti hanno una figlia, appena diciottenne e neo maturanda, che è rimasta incinta di un ragazzo poco più grande di lei.

Boom.

Cos’è successo nell’ordine:

  1. Immediata & prevedibile reazione delle vecchie bigotte del quartiere, che hanno fatto gara a tirare palate di merda contro queste bagasce [1] moderne (ai vecchi piace generalizzare) che “non fai in tempo a toglierle il pannolino che se la mollano subito a qualche scaricatore di porto analfabeta: almeno fosse il figlio di un onorevole o di un direttore di banca!“.
  2. Sono seguite le nozze riparatrici con il “maniaco” che l’aveva ingravidata, ossia – great colpo di scena – il fidanzato ventenne con cui usciva (o per dirla in vecchiese “conversava”) da almeno 3 anni, un bravo giovine con la testa sulle spalle, che lavora saltuariamente sulle navi per mantenersi gli studi.
  3. Per la neo sposa e suo marito la vita è totalmente cambiata: non hanno abbastanza soldi per tirare avanti in autonomia e mentre lei si è affrettata a frequentare un corso per avviarsi immediatamente al lavoro lui, accantonata definitivamente l’università, ha deciso di concentrarsi sul lavoro per guadagnare due soldi in più.
  4. Nasce una bimba a cui pensano in larga misura i genitori della ragazza, sia economicamente che materialmente. La ragazza nel frattempo continua a vivere a casa dei genitori.

Per la cronaca, i genitori (e tutti quelli coinvolti direttamente che detenevano quindi il diritto di alzare la mano e dire la loro) hanno accolto la notizia con un po’ di apprensione, certo, ma largamente stemperata dalla gioia di essere diventati nonni.

Stra-boom.

Questo circa 2 anni fa.
La settimana scorsa, una nuova: la ragazza è nuovamente incinta.

Al coro delle vecchie si sono aggiunti come baritoni anche i vecchi rincoglioniti autoctoni, intonando antiche e simpatiche ballate su padri che “dovrebbero incollare i peni dei loro figli agli scroti e prendere a calci in pancia le giovani donzelle gravide finchè non abortiscono”. Robe così, a ricordarci che la formula “vecchiaia = saggezza” è una minchiata galattica.

Sempre per la cronaca, i genitori (e tutti quelli coinvolti direttamente bla bla bla) non si sono strappati i capelli o altro.

Volete un parere?

Sulle scelte personali di due individui (e delle rispettive famiglie) adulti e vaccinati sarebbe buona norma prendere la propria lingua e infilarsela nel retto invece di sparare qualche sentenza moralista. Così, come regola generale.

Non ho alcuna intenzione di esprimere alcun giudizio etico infatto: non ne sento la necessità e il mio calendario segna Novembre 2019, una data molto lontana dal medioevo… no, a quei tempi i figli si facevano anche prima, quindi questo caso era la norma.
Niente, chi commenta con il ditino moralizzatore alzato è solo un coglione a prescindere dal contesto di spazio-tempo preso in esame.

L’opinione che andrò a esprimere quindi – perché questa sezione si chiama “Volete un parere?” – analizzerà esclusivamente la convenienza dal punto di vista bio-economico della scelta dei due ragazzi, con occhio freddo e mente lucida (ho dimenticato i sentimenti in macchina, nella borsa con la roba sporca della palestra).

Partiamo quindi subito con le considerazioni chiave, ricordandoci sempre che siamo in Italia.

Considerazioni economiche.

  1. Se decidi di completare gli studi con l’università e ti ci dedichi testa & culo senza perdere tempo, finisci a 24 anni circa.
  2. Se hai culo (o sei paraculato), forse trovi un lavoro stabile verso i 30 anni, dopo aver fatto mille e più di mille stage/tirocini mal pagati.
  3. Può essere alla fine che il tuo lavoro sia diverso da quello che hai studiato all’università. Anzi, magari ti ritrovi a fare qualcosa per cui la laurea non era un titolo obbligatorio.
  4. Magari verso i 30/33 anni ti ritrovi con i mezzi per costruirti una famiglia, portando a casa (che devi comprare/affittare) due stipendi medio-bassi.
  5. Se sei una donna, appena resti incinta, ecco un colpo di scena abbastanza probabile: il datore di lavoro non ti rinnova il contratto o ti dà un elegante benservito, depositandoti dolcemente in un mare di merda liquida dentro cui annaspare.
  6. I genitori devono aiutarti, allungandoti qualche soldo per il mutuo/affitto della casa, spese del figlio/a/i, bollette, varie ed eventuali. Con un solo stipendio (visto che la ragazza è uscita dal mondo del lavoro a tempo indeterminato) non si tira avanti proprio benissimissimo.

Considerazioni biologiche.

  1. Una gravidanza quando si è ancora nei 20 è un conto; post 30 anni, un altro. Bisogna fare più controlli perché le possibilità di problemi aumentano.
  2. Quando ero ancora nei 20 lavoravo tutta la settimana dalle 16 alle 6 del mattino (non facevo il minatore, ma la fatica era simile) e il sabato sera uscivo con gli amici senza problemi. Adesso, che ho gli stessi anni di quei tempi ma moltiplicati X 2, se mi capitasse di dover lavorare una sola giornata così, resterei in coma per tutto il resto della settimana. L’energie a mia disposizione si sono ridotte bruscamente e un figlio ne richiede davvero tante.
  3. Se le energie sono un problema per un “ventenne X 2”, figuriamoci per i nonni, che subiscono un fattore di moltiplicazione più penalizzante.
  4. Vi rendete conto che se il trend riproduttivo della generazione di mio figlio resterà anche solo uguale a quello attuale (ma ci può stare che peggiori), rischio di diventare nonno il giorno dopo il mio funerale?

Quindi.

Quindi la strategia della figlia dei miei conoscenti è ottima.

  1. Tanto prima dei 30 anni è difficile riuscire a trovare un lavoro stabile, statistiche alla mano. Questo a prescindere dal titolo di studio che ci si trova in tasca.
  2. La laurea, quindi, non è importantissima per trovare un lavoro, nella prima fase parte della vita lavorativa, almeno.
    E’ qualcosa poi che se hai le palle, puoi recuperare anche più avanti. Ho avuto un collega con la licenza media, persona intelligente: si era fermato lì per questioni di forza maggiore, non certo per incapacità. A 40 anni, con due figli e finalmente un lavoro stabile, si è iscritto a una scuola serale per conseguire il diploma: in poco più di un anno ce l’ha fatta. E mi ha detto: “Guarda, visto che sono riuscito a riprendere il ritmo meglio di quanto immaginassi, quasi quasi provo a iscrivermi anche all’università“. Con 2 figli e un lavoro, in tre anni e ha preso il diploma di laurea e dopo altri due la specialistica.
  3. Restando per ancora qualche tempo a casa dei rispettivi genitori, hanno risparmiato soldi – tutti, anche i genitori stessi – e avuto il tempo di consolidare la loro posizione finanziaria, essenziale per chiedere un mutuo o anche solo ottenere un contratto d’affitto.
  4. I nonni, almeno quelli materni, erano appena andati in pensione quindi erano nel momento psicofisico ed economico migliore in assoluto per aiutare la coppia.

Come vedo quindi il futuro di questa coppia? [2]

Ottimo, in una sola parola.
Quando i due saranno trentenni avranno almeno un lavoro avviato e stabile, due figli in età scolare che non saranno “d’intralcio” alla madre per trovare un impiego (o tenerselo stretto) e probabilmente avranno già un tetto tutto loro sulle spalle.

Un modello comportamentale da seguire in ultima battuta?
Questo lo ignoro, sono fatti vostri dopotutto. Sicuramente non da criticare, a meno che non abbiate l’età anagrafica e l’attitudine mentale della vecchia bigotta e del vecchio rincoglionito.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] bagascia/ba·gà·scia/sostantivo femminile: Sgualdrina, donna di marciapiede (con un senso accentuato di repellente volgarità). Origine dal provenzale bagassa, sec. XIV.
[2] Ho raccontato questi fatti nel lontano 2012, su un mio vecchio blog. In questa revisione ho giusto aggiornato alcune considerazioni, che adesso che sono diventato padre posso fare e rivisto un po' la grammatica/impostazione del testo.
7 anni fa quindi, è passato molto tempo.
E sapete una cosa?
Avevo ragione al 100% sul futuro della coppia.

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