Detta in termini più crudi: hai davvero bisogno di un tablet? Lo spunto per questa riflessione mi è venuta da qualche commento ricevuto sui social al mio precedente post su Motorola Razr, dove affermo, tra le altre cose, che per le mie abitudini e quello che faccio, il tablet è un dispositivo inutile. Apriti cielo, manco a dirlo.

CALMI, COSI.

L’affermazione, lo ribadisco, derivava da considerazioni soggettive riguardanti il mio uso della tecnologia e pertanto senza alcuna pretesa di universalità.
E’ un po’ come se affermassi che la bicicletta per te è inutile: non stai negando la validità dell’invenzione e i suoi benefici per il trasporto urbano, stai semplicemente dicendo che il suo uso – per tutta una serie di cavoli tuoi per te non è vantaggioso o praticabile.

Magari il tuo ufficio dista 50 km da dove abiti, e andare ogni mattina in bici sarebbe impensabile, a meno di arrivare perennemente in ritardo e puzzando come le mutande di un lottatore di sumo. Oppure sei semplicemente in forma come un tricheco dopo il pranzo di Natale e il solo pensiero di pedalare ti fa venire i conati di vomito.

Insomma dire “A me non serve” è diverso da “E’ inutile per tutto il genere umano“.

FATTA QUESTA PREMESSA, VEDIAMO PERCHÉ IL TABLET È INUTILE AL GENERE UMANO.

No, scherzo.

Mettiamo da parte il soggettivismo e abbracciamo l’oggettivismo: proviamo a ragionare sugli scenari dove un tablet rappresenta una comodità utile e produttiva e dove sarebbe meglio rivedere le proprie scelte.

Parlerò senza pregiudizi.

Ho in casa tre tablet più uno, perché ci sono stati dei periodi della mia vita nei quali il tablet era in effetti poteva essere un plusvalore per quello che stavo facendo, e ne parleremo in un paragrafo apposito.

COS’È UN TABLET?

Definiamo il tablet con l’aiuto della Treccani:

Tablet: Il t. è un computer portatile con cui si interagisce principalmente tramite un display touchscreen utilizzando le dita o uno stilo.

Prenderò queste parole come Vangelo. E ora lasciatemi un po’ fare il Testimone di Geova dell’informatica: in base alle Sacre Scritture appena lette, i convertibili 2 in 1, ossia i vari Microsoft Surface, Asus Transformer, Lenovo Yoga e qualunque notebook Windows con la tastiera rimovibile, non sono dei tablet, ma dei PC a tutti gli effetti.

Per un tablet il mezzo di interazione principale è lo schermo touch. Poi nulla ti vieta di collegarci una tastiera bluetooth e addirittura un mouse, ma resta il fatto che il sistema operativo e i suoi programmi siano ottimizzati per le dita.
Icone, menu, maniglie, gesture: tutto a misura di polpastrello.

Un convertibile – lo dico da possessore di un Surface Pro 3 e precedentemente di un Asus T100 – non è altro che un notebook a cui puoi togliere la tastiera, a discapito della facilità di interazione.
Mentre infatti l’interfaccia di Windows 10 si “adatta” [1] alla modalità tablet, le applicazioni (Esplora risorse, Chrome, Adobe Lightroom, Autocad, Excel) restano tali e quali alla modalità desktop.
I menu e icone restano piccoli e a misura di mouse, non di dito.

La tastiera virtuale è presente, ma nettamente inferiore come qualità e feedback a quelle di Android e iPadOS: sembra giusto qualcosa da usare “in caso di emergenza”, e non pensata per un utilizzo prolungato.

Per onestà vi confesso di non aver mai provato un ChromeBook (quando avrò qualche soldo da investire mi toglierò la curiosità), ma da quello che ho letto e visto online il discorso mi pare analogo a quello dei convertibili Windows: sono PC, non tablet [2].

Quindi, quando nelle righe che seguono parlerò di tablet, non includerò mai nel ragionamento questi dispositivi, ma solo quelli – per semplificare – su cui gira iPadOS o Android.

LA VOCAZIONE DEL TABLET.

Cosa si può fare su un tablet?
La risposta a questa domanda è semplice, basta dare uno sguardo ai sistemi operativi installati su di essi: iPadOS e Android. Il primo è il figlio di iOS, quello che si trova sui cellulari Apple, l’altro è lo stesso Android – al netto di un launcher e qualche tool di sistema ottimizzati per uno schermo più grande – che gira sugli smartphone Samsung, Huawei etc. Ergo, su un tablet puoi fare tutto quello che fai sul tuo smartphone, ma su una diagonale maggiore.

Più qualcosa, meno qualcos’altro.

DOVE HA UNA MARCIA IN PIÙ.

L’esperienza d’uso di programmi come Netflix è senza dubbio più appagante su di un tablet che su di un cellulare: il display più grande fa la differenza.

In generale, quando si tratta di usufruire di contenuti in mobilità, siano essi testi, pagine web, immagini o video non ce n’è per nessuno. Un tablet infatti è solitamente più leggero ed ergonomico di un notebook e si tiene in grembo meglio, se siamo abituati a vedere i film così.
E a noi maschietti non frigge neppure le palle, visto che scalda pochissimo.

Altro punto a favore del tablet, per un utilizzo multimediale e non solo, è la batteria: solitamente questa dura ore in più rispetto a un notebook a parità di utilizzi.

Alcuni tablet più completi permettono anche di disegnare in modo semi professionale. Con l’ausilio della Apple Pencil, ad esempio, un artista riesce a sfruttare al meglio il dispositivo per produrre arte anche complessa, grazie a software semplici ma potenti come Procreate.

Parlando di software, una cosa che salta immediatamente all’occhio è come le versioni tablet di programmi disponibili anche per desktop abbiano un costo spesso molto inferiore. E molto più facili da usare.

Altro aspetto da non trascurare è la facilità d’uso: un tablet è infinitamente più facile di un PC e funziona subito out of the box. Probabilmente, per via della sua interfaccia più grande, è addirittura meglio del cellulare.

E DOVE UNA RUOTA IN MENO.

Se per vedere contenuti il tablet è un’ottima opzione, quando si tratta di crearli non è proprio tutto rose e fiori, e bisogna fare secondo me qualche distinguo.

Per la scrittura un display touch non sarà mai comodo quanto una vera tastiera fisica full size.

Certo, dipende da cosa e quanto stai scrivendo.

Se state rispondendo alla mail del commercialista, un tablet tutto sommato va benissimo. Idem se avete bisogno di lasciare un commento sui social o un breve post su Facebook. Ma se dovete scrivere un libro o un post maggiore di 10mila battute (come questo che stai leggendo), la tastiera virtuale mostrerà i suoi limiti.

Oppure pensiamo a dover compilare un foglio Excel con numeri e stringhe testuali: un delirio.

Ovviamente posso connettere via bluetooth un dispositivo fisico, ma ricordiamo che l’input su questi dispositivi è ottimizzato per le dita.
Usare una tastiera “vera” significherà trovarsi a muovere in continuazione le mani da questa (immissione testo) allo schermo (selezione stile del testo, casella etc). Piano orizzontale – tastiera fisica – piano verticale – schermo del tablet che probabilmente terrete in piedi in questa configurazione – piano orizzontale di nuovo, ancora piano verticale.
E via dicendo fino a quanto vi si stacca il polso o le gonadi, quello che viene prima.

Vi servirà una borsa.
Già.
Partendo dal presupposto che un tablet ha senso solo se ha una diagonale maggiore o uguale di 8 pollici, si tratta di una dimensione non certo tascabile: uno zaino anche piccolo diventa obbligatorio.

Se prendiamo in esame un dispositivo costoso, come l’iPad Pro, possiamo dire che è sì potente, ma non si applica.
I processori degli iPad non hanno nulla da invidiare a molti desktop, anzi, in certi casi li superano per potenza. Però mancano molti di quei software che li sfrutterebbero a dovere. La modellazione 3D o anche solo Autocad praticamente non ci sono, se non come visualizzatori.

Ho parlato nel paragrafo precedente di controparti per tablet di blasonati software desktop, come Lightroom e Photoshop ad esempio: tutto vero e confermo che costano meno, ma hanno meno funzioni delle loro versioni full.

Altra mancanza, anche questa ereditata dai fratelli minori smartphone, è la dimensione della memoria di archiviazione, assolutamente non paragonabile ad un PC completo.

QUINDI, A CHI SERVONO I TABLET?

Ricapitoliamo un attimo prima di rispondere.

  • Non sono dei sostituti dei PC.
  • Hanno una batteria invidiabile.
  • Ottimi per usufruire di contenuti, un po’ meno per crearli.
  • Permettono di usare, spendendo poco, versioni “light” di software potenti.
  • Sono più portatili di un notebook, ma meno di un cellulare.

Per come la vedo io, possono essere utili a due categorie di persone: ai professionisti, come strumento di “rincalzo”, e agli utenti “normali” che devono fare cose che non richiedono troppa professionalità.

Detta così suona come una vaccata, ma vi spiego perché la penso in questo modo, poi voi scrivete pure la vostra opinione nei commenti.

IL TABLET, LA WAKIZASHI DIGITALE DEI PROFESSIONISTI [3].

I tablet sono raramente degli strumenti professionali completi – dipende dall’uso, chiaro – ma possono essere usati come dei validissimi dispositivi secondari.

Un fotografo, nonostante l’iPad abbia uno schermo tarato in modo impeccabile e permetta di lanciare LightRoom, non si sognerebbe mai di usarlo come strumento di produzione principale.
Gli mancherebbero delle funzioni, lo schermo per quanto grosso non sarebbe abbastanza e anche la versione più capiente non sarebbe sufficiente a contenere una sessione di foto di un matrimonio in alta risoluzione.
Però può tranquillamente usarlo per mostrare le sue foto al cliente, scaricare alcune foto durante una sessione e fare un editing base, per vedere come vanno le cose.

Un avvocato, commercialista o notaio non si affiderebbero mai esclusivamente ad un tablet per creare tutti i documenti di cui hanno bisogno. Ma possono trasferire su di esso quelli su cui devono lavorare in quel momento, visualizzarli con comodo, editare quello già scritto e sincronizzare tutto tramite cloud.

Un illustratore può usare un iPad per iniziare un lavoro ovunque sia, ma prima di passarlo in stampa o mandare la versione definitiva al cliente dovrà sicuramente farsi un giro in ufficio sul suo PC o Mac dotato di digitalizzatore Wacom o analogo.

IL TABLET, LA KATANA DIGITALE DE’ NOANTRI.

Ma se sono un comune mortale, con la sola esigenza di svagarmi un po’ con film, libri, musica, web e internet, e saltuariamente la necessità di dedicarmi a un po’ di attività produttiva spicciola?

Ma caro mio, un tablet diventerà il tuo migliore amico: lo userai più del tuo PC.

Se non hai bisogno di fare cose spaziali o professionali, un tablet va più che bene come dispositivo quotidiano. Avrai sempre bisogno di un computer probabilmente per passare i dati e come archivio di foto, musica e documenti (ma potresti considerare un abbonamento premium a un cloud per affrancarti definitivamente dal PC), ma non sentirai più l’esigenza di cambiarlo spesso come prima.

Se non sei un esperto di tecnologia – del tipo che usi il notebook al 5% delle sue potenzialità per capirci – e non hai bisogno di diventarlo, ti consiglierei l’acquisto di un buon tablet invece di un sistema Windows o Mac completo, anche a parità di prezzo.

Se in generale hai bisogno di uno strumento versatile per fare tante piccole cose senza troppe pretese di professionalità e in comodità, un tablet è una buona scelta.

QUALE TABLET SCEGLIERE.

La scelta – visto che abbiamo escluso a tavolino Windows perché non apparteneva alla categoria dei tablet – resta tra iPadOS (Apple) o Android (Samsung, Huawei, LG etc).

CHE DILEMMA.

Bisogna considerare un sacco di variabili, opzioni, configurazioni… no, scherzo. E’ tutto molto semplice: lasciate perdere Android e prendetevi un iPad.

Un tablet Android è davvero un cellulare Android con lo schermo allargato: la stragrande maggioranza delle applicazioni non adatta l’interfaccia alla diagonale maggiore, ma semplicemente la scala con ignoranza. La fascia bassa dei tablet del robottino, che magari vi attira come prezzo, è una schifezza immensa: dopo un mese d’uso vi pentirete dei soldi spesi e lo scaglierete contro il muro.
La fascia alta, comunque, non regge il paragone con gli iPad, soprattutto dopo l’introduzione di iPadOS, successore di iOS per i tablet della Mela, che finalmente ha colmato moltissime lacune e riempito completamente i gap (file manager in primis) che aveva con la concorrenza.

Android ha solo tre cose in più rispetto a iPadOS:

  1. Alcuni tablet Samsung hanno una modalità chiamata DEX che in sostanza permette di arrangiare le applicazioni in finestre ridimensionabili e flottanti.
    Eh? Puppa!
    In breve, ti fa sembrare il tablet un computer Windows. Figo, ma su display così piccoli (10″) non rende abbastanza secondo me.
  2. Su Android puoi installare un client bittorrent per scaricare musica e film illegalmente, nonché piratare applicazioni e giochi. Ma noi non siamo persone così, no?
  3. Puoi installare un launcher di terze parti e personalizzare il tuo dispositivo con widget e icone di tuo gradimento. Personalmente ritengo che sul cellulare questa possibilità sia fondamentale, sul tablet… meh tutto sommato.

Da parte sua l’iPad ha applicazioni migliori, interfaccia migliore, feeling migliore e… prezzo più alto, ma neanche troppo, se escludiamo i tablet Android economici (da evitare come la peste) e ci “accontentiamo” di un iPad entry level.

LA MIA ESPERIENZA PERSONALE CON I TABLET E LE MIE CONSIDERAZIONI.

Il mio primo tablet è stato un iPad di prima generazione, seguito a distanza di qualche anno da uno di terza. All’epoca usavo come dispositivo principale un MacBook (prima il modello in policarbonato nero poi il Pro da 15″) che, nonostante fossero portatili, raramente uscivano da casa.
La ragione era semplice: li avevo pagati un botto e li trattavo conseguentemente come se fossero fatti di cristallo.
Inoltre la durata della batteria non era proprio ottimale: per un certo periodo ho usato il Pro per prendere appunti all’università e mi copriva solo una lezione e mezza.

Ho usato gli iPad dell’epoca come portatili: quando dovevo uscire di casa con un po’ di tecnologia da usare per la produttività, me lo infilavo nello zaino e via. Notate che in tasca, all’epoca, avevo uno smartphone (un iPhone 4 e dopo qualche tempo vari Android dalla dimensione comparabile) ma era roba con lo schermo davvero piccolo, come da prassi dell’epoca.

Non era scema come idea: in tasca un cellulare compatto con cui fare comunque cose base, nello zaino un tablet per quelle volte che serviva in mobilità uno schermo più confortevole e a casa un computer serio su cui lavorare davvero.

Tutto è cambiato quando sono passato al Samsung Note 2 e ai cellulari con schermi grandi. Su di un display da 6″ non si possono fare proprio le stesse cose di un tablet da 10, ma qualcosa in più sì.
Leggere confortevolmente un post lungo su Facebook o una pagina web non è più così scomodo. Anche guardare un video, addirittura un episodio di una serie TV, non è poi così malaccio.

E poi, la tecnologia migliore è quella che hai sempre a portata di mano e riesci ad usare al volo. Progressivamente, ribadisco per i miei usi e abitudini, il cellulare ha sostituito il tablet come dispositivo secondario.

Ne ho acquistati altri due prima nominare ufficialmente lo smartphone vice del mio computer (poi vi parlo anche di questo): un Note 8 (dove il numero indica la diagonale dello schermo) e un iPad Mini.

Il Samsung Note 8 l’ho preso perché mi avevano regalato un buono e volevo provare un tablet Android compatto con il pennino. L’ho trovato inferiore in tutto e per tutto ai prodotti di Apple, a partire dalla batteria. Non l’ho usato assolutamente per scaricare film con bittorrent, fumetti e musica senza passare da PC, perché sono una persona per bene [4], quindi tutto sommato è stato un acquisto inutile, uno sfizio che ho voluto togliermi.

Anche l’acquisto dell’iPad Mini è stata una stronzata alla fine. Pensavo di riuscire a usarlo come strumento di produttività compatto, ma alla fine mi ci sono trovato male, causa i limiti del sistema operativo.
Non è colpa sua, ottimo dispositivo per carità, ma mia.
Non voglio dilungarmi troppo nei dettagli, ma in sostanza per fare le cose che volevo, dovevo comunque passare da un PC vero con un vero browser.

Alla fine mi sono reso conto che quello di cui avevo bisogno era un portatile davvero portatile.
E mi sono preso un Surface Pro 3, che sto usando per scrivere queste righe.
Pesa poco, nello zaino ci sta senza problemi ed è un vero PC. All’occorrenza, posso togliere dalle balle la tastiera e usarlo in verticale per leggere articoli a tutto schermo.
Non credo sia corretto chiamarlo tablet, ma chissene delle definizioni: è il dispositivo che fa per me.

CONCLUSIONI.

Da buon genovese, vi consiglio di domandarvi cento volte “a cosa mi serve?” prima di procedere con l’acquisto di qualcosa che può alla fine rivelarsi non adatto alle vostre esigenze o non così essenziale come pensavate.

Ragionate su soluzioni alternative.

Se amate leggere ebook e pensate di prendervi un tablet per questo, magari è un’idea migliore investire su di un Kindle o Kobo (con un centone vi portate a casa un dispositivo che non diventerà mai vecchio) e per navigazione, social e mail, aspettare la prima rottamazione del vostro smartphone per acquistarne uno con il display più grande.

Se pensate di usarlo tanto per i giochi, valutate piuttosto una console per retrogaming o una Switch.

Insomma, dubitate, guardate recensioni online, cercate testimonianze dell’uso del tablet nel vostro scenario d’uso.

Non comprate a guisa cinofallica, in sostanza.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] Diciamo "adatta" solo perché cambia qualcosa.
[2] Lo so, alcuni di essi posso fare girare nativamente le Android App. Questo mi mette in una situazione di dubbio.
[3] La Wakizashi è la seconda spada che i samurai portavano al fianco, quella corta "di rincalzo" appunto.
[4] Ci credete? Perché è vero. occhiolino.

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