In questo post parlerò di una fissazione che mi ha attanagliato per giorni, una “scimmia” in gergo: una bestia quadrumane urlatrice che mi ha preso, si è piazzata sulla mia spalla ed ha incominciato a urlarmi senza sosta nell’orecchio per tutta la durata del suo ciclo vitale.

L’argomento nello specifico sarà il retrogaming [1], ma le mie scimmie condividono tutte lo stesso percorso logico nelle loro fasi di genesi, sviluppo e morte.

NASCITA.

Come molte idee malsane, anche questa ha avuto origine nel luogo dove molte cose finiscono: il cesso.
Ero infatti in bagno seduto sulla tazza, quando ho notato sulla mensola alla mia sinistra il Nintendo Switch della mia ragazza, un dispositivo con il quale riesce a centuplicare il suo tempo di permanenza nella stanza dell’idolo di ceramica.
Visto che quello che stavo facendo mi impegnava solo dalla cintola in giù, l’ho preso e ho iniziato a smanettarci. I giochi e le demo installate non mi attiravano molto, quindi sono andato nell’eShop a cercare qualcosa di diverso da provare.
E qui mi sono imbattuto nella voce Nintendo Switch Online.

Da quello che ho capito è tipo l’abbonamento al PlayStation Plus che permette di attivare il multiplayer online per i giochi che lo supportano e – cosa più interessante – consente per tutta la durata dell’iscrizione di accedere a una libreria di titoli per NES e SNES.

Ho subito sottoscritto la settimana di prova, rimosso il rinnovo automatico [2] e scaricato le due app per giocare con le due storiche console.

Tutto fantastico.

L’emulatore è fatto benissimo – grazie al [3]: è Nintendo che emula Nintendo – con la possibilità di salvare gli stati in ogni momento e di “riavvolgere” la partita come se fosse un filmato. Cheat estremo Nintendo Approved, in poche parole.

Ma.

Mi sono divertito un’oretta – non preoccupatevi, nel frattempo ero uscito dal cesso – con Zelda, Super Metroid e l’intramontabile Super Mario.
Dopo un po’ mi sono accorto come la libreria a disposizione non includesse proprio tutti quei titoli a me più congeniali.
Sono appassionato di JRPG [4] e davanti a quella pixel art dal gusto così nostalgico, mi ha preso un desiderio fortissimo di fare una partita a Chrono Trigger (Best RPG Ever), Secret of Mana, Terranigma, Seiken Densetsu 3, Final fantasy VI, EarthBound e molti altri giochi che ho amato ai miei tempi.
Ma poi, perché limitarsi ai soli RPG e un’unica console? Perché negarsi titoli come Altered Beast, Aladdin e Shinobi? Perché non rigiocare a tutta la seria di Castlevania, partendo dal primo per NES per proseguire su GameBoy, DS e Saturn (Symphony of the Night!)?
Perché già che ci siamo non rievocare anche i pomeriggi passati con gli amici in sala giochi davanti a quei titoli mangia monete che mi facevano impazzire, come Metal Slug e Knights of the Round?

Nome tecnico di questa fase della scimmia: “Quando, durante un momento improduttivo, il mio cervello raggiunge l’illuminazione, trovando una via per centuplicare il tempo sprecato”.

VITA.

Resomi conto che la console che avevo tra le mani presentava dei limiti, mi sono messo alla ricerca di una soluzione.

Prima di tutto ho acquistato su Ebay un estrattore di codice binario a legna, essenziale per trasferire il contenuto digitale dalle cartucce/CD/cabinati da bar in mio possesso in comodi file chiamati ROM. Sì, è possibile scaricare da internet con due minuti di ricerca tutti i giochi che volete, ma è illegale usarli se non si possiede la copia originale. E poi con l’estrattore di codice binario a legna ci faccio anche un’acquavite che levati.

Secondo sulla lista della spesa, l’emulatore. Ce ne sono un sacco gratuiti per ogni console da scaricare su PC: chiaramente girano benissimo, ma un computer, anche se portatile, non è il massimo per godere un’esperienza simile in mobilità.
Ho valutato quindi due possibili opzioni.

Emulare su cellulare.

Come su PC, anche su Android [5] esistono emulatori gratuiti per ogni sistema videoludico un po’ datato. Girano anche piuttosto bene, anche su hardware non proprio recentissimo, e puoi portare i tuoi giochi in un dispositivo che tieni sempre in tasca.

Sembrerebbe una soluzione vincente, se non fosse per due problemini:

  1. Mancano dispositivi di input fisici: tutti i tasti del controller sono emulati virtualmente su schermo. Questo in giochi strategici (Final Fantasy, Front Mission, Super Robot Wars) non è un grosso problema, ma in tutti quei titoli dove l’azione è concitata – un banale picchiaduro – il limite si sente tutto e influisce pesantemente sul gameplay.
  2. Un emulatore ti mangia la batteria a velocità supersonica.

Quindi la soluzione Android + emulatore necessita di un po’ di supporto hardware extra. Tralasciando oscenità come quei controller giganti che fasciano lo smartphone rendendolo una padella grande quanto un Nintendo Switch, ci sono dei piccoli e discreti controller Bluetooth che sono l’ideale per una partitina veloce. Ne ho acquistato uno fighissimo, con i tasti necessari per le console a 8 e 16 bit, l’8Bitdo Zero. Utilizzabile – non adatto a mani tipo Gianni Morandi – ma così compatto che si può usare come portachiavi.

La soluzione mi ha soddisfatto? Ovviamente no.

Prima di tutto, un controller esterno significa che non puoi tenere in mano contemporaneamente anche il cellulare, e ci sono situazioni dove non si riesce a poggiarlo da qualche parte. Tipo ad esempio se sei in metro, a meno che il vicino davanti non si offra cortesemente di reggertelo per tutta a durata della partita.
In secondo luogo, installare dei giochi sul cellulare va contro la mia politica di affrancamento dall’improduttività che questo device può portare. Ne ho parlato in questo post, se non l’avete ancora letto.
Non sono contrario alle “perdite di tempo“, come guardarsi una serie tv o uno show idiota o giocare ai videogiochi, solo voglio che queste pause siano ben definite e controllate.
Se avessi una sala giochi sempre a portata di tasca, sicuramente ne abuserei prima o poi.

Quindi la soluzione per me migliore è avere un dispositivo pensato solo per queste cose, che non sia necessariamente sempre attaccato alle mie chiappe.

Ossia, in parole povere:

Emulare con un hardware dedicato.

La mia prima opzione è stata predisporre un dispositivo già in mio possesso all’installazione di emulatori.
Tempo fa avevo acquistato un PSVita usata, più che altro per utilizzare i giochi che ogni mese con il Playstation Plus si potevano scaricare. Da parecchi mesi però Sony ha dismesso definitivamente questa console e quindi – dopo aver giocato a qualche vecchio titolo acquistato su Ebay – l’avevo chiusa in un cassetto.

Su internet avevo trovato già all’epoca delle guide per sbloccare la console, operazione che permette tante cose tra cui l’installazione di molti emulatori: purtroppo mi ero documentato solo dopo aver aggiornato il firmware a una versione che non permetteva più lo sblocco. Fortunatamente la community di hacker ha continuato a lavorare – e io mi sono messo le mani infrachiappa non aggiornando più nulla – e hanno fatto uscire una nuova procedura per il jailbreak che funziona anche con la mia versione di firmware.

Tutto troppo bello, no? Infatti.

La procedura è un casino assoluto.
Dovrei scaricare una demo – non dalla console, ma da un sito terzi perché lo store non funziona finché non la aggiorno ad una versione che rendo lo sblocco impossibile – modificarla con un programma, poi trasferirla da PC sulla memoria e tutto questo mentre sgozzo un gatto nero con un coltello di ossidiana in un pentacolo disegnato con sangue di gallo.

Passaggio più, passaggio meno, questo bisogna fare.

Ammetto di essermi un po’ scoraggiato e soprattutto preoccupato della possibilità di danneggiare con questa procedura un dispositivo che ok uso poco ultimamente, ma comunque funziona benissimo e mi seccherebbe rendere inutilizzabile.

E quindi? E quindi l’alternativa è:

Emulare con un hardware dedicato (e acquistato allo scopo).

Ci sono in commercio moltissime console portatili per gli appassionati di retrogaming, per tutti i gusti e per tutte le tasche.

La prima cosa che mi è venuta in mente vagliando questa soluzione è stata costruirmi una RetroPie portatile con le mie mani: mi sarebbe bastata una vecchia Raspberry Pi 3 B+, uno schermo LCD, un kit case + levette e pulsanti, scheda SD e tanto tempo che non dispongo per un cazzeggio di questo livello. Idea accantonata subito, ma prima o poi mi cimenterò in un progetto con una Raspberry.

Meglio allora un prodotto già pronto: poco didattico ma, ehi, si parlava di giocare e non bisogna perdere tempo.

Ho letto paginate di articoli e guardato ore di video recensioni e sono giunto a due conclusioni:

  1. Le console portatili basate su Android sono generalmente una cattiva idea. Sopra hanno un hardware obsoleto e una versione del sistema operativo vecchiotta. E spesso non sono neppure economiche.
  2. Sono bellissime quelle che richiamano come forma il classico GameBoy, ma giocare su questi monoliti a titoli “moderni” – virgolette obbligatorie – come quelli per SNES, PS1 e GBA è un po’ una cacchina. Meglio un dispositivo dal form factor più ergonomico, che si sviluppi in orizzontale con tutti i tasti e levette del caso.

Tutte le video review che ho visto alla fine concordano su due nomi eccellenti per qualità – prezzo: il Retro Game 350 e il PocketGo. Costano dai 35 agli 85 dollari circa a seconda dei modelli: cifra accettabile.

Quale ho comprato alla fine? Nessuno dei due ovviamente, perché nel frattempo sono passato alla terza e ultima fase.

Nome tecnico di questa fase della scimmia: “Quando dedico un sacco di tempo a informarmi su tutte le possibili soluzioni attuative, diventando praticamente il maggior esperto teorico [6] del pianeta in materia”.

MORTE.

Sono andato a cercarmi i prodotti su Ebay (Amazon non ha i modelli selezionati) perché desideravo acquistarli da un sito di fiducia. Entrambi i prodotti, in qualunque variante di modello, vengono spediti dall’oriente ed è necessario attendere un numero di settimane significativo prima che arrivino.
C’erano anche venditori più vicini ma o si andava a pagare decisamente troppo di spedizione o non mi ispiravano grande fiducia. O entrambe le cose.

La prospettiva di un’attesa lunga mi ha dato lo spunto per riflettere su quanto davvero mi servisse una console portatile per il retrogaming.

E piano piano la mia mente ha incominciato a tosare la scimmia a colpi di rasoio.

Prima di tutto “portatile“: ha davvero senso per me?
Quando sono in giro e ho un quarto d’ora liberi preferisco leggere un libro: mi posso fermare al termine di un paragrafo senza subire troppa frustrazione.
D’altro canto terminare la partita nel bel mezzo di una boss fight sarebbe per me inaccettabile.
Una decina di minuti, massimo venti che dispongo quando mi sposto con i mezzi pubblici – e nota: non lo faccio sempre – non sono per me un tempo sufficiente per una partita ai titoli che intendo giocare.
E poi, dove e quando ho più tempo per queste cose?
A casa, quando sono sul divano. Che davanti ha una bella TV 55″, che sarebbe intelligente sfruttare.

Quindi, attributo “portatile” via, assieme ad un bel po’ di pelo di scimmia.

Parliamo di “console“.
Definito il tempo e il luogo di utilizzo, non serve più neppure comprare un dispositivo ad hoc. Basta il mio portatile: si collega alla TV via HDMI, ci configuro anche un controller della PS4 che già possiedo e posso giocare con comodità e senza spendere nulla.

Ed ecco che anche “console” vola via assieme ad altra peluria scimmiesca.

Resta solo “retrogaming“.
Seriamente, cosa mi piace di più dei vecchi giochi?
La nostalgia?
Non proprio: a molti dei titoli che ho citato non ci ho neppure giocato appena usciti, ma solo in anni molto successivi su emulatore.
La grafica? Pfff… non farmi ridere. Figuriamoci, così pixelosi non reggono il confronto con il foto realismo delle console moderne.
Davvero nessun paragone: troppo minimal.
Anche se è un minimalismo interessante, dettato ovviamente dai limiti dell’hardware dell’epoca.
Lodevole tutto sommato questa pixel art.
Sì, mi piace la grafica pulita, minimalista ed essenziale caratteristica della pixel art.

E di conseguenza, andati a fondo fino all’origine della mia pulsione, mi trovo davanti finalmente alla scimmia nuda [7].

Non mi interessa davvero recuperare vecchi titoliun po’ sì, ma non così tanto – quanto confrontarmi con videogames dalla grafica minimal.
Titoli come Hyper Light Drifter, Blasphemous, Shovel Knight, Undertale, Dead Cells, Sword and Sorcery, Octopath Traveler e altri, che tra l’altro sono disponibili sulle console già in mio possesso e collegate alla TV da tempo.
Che cosa sto aspettando?

Insomma, come avrete capito, spesso caduta una scimmia, il suo posto viene subito preso da un’altra.

Nome tecnico di questa fase della scimmia: “Quando un ostacolo mi fornisce il tempo per riflettere sul reale bisogno di assecondare la scimmia e tutto cade”.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] Retrogaming = rigiocare - con le console originali o dei loro emulatori - ai videogiochi della propria gioventù, perché si è diventati vecchi e si preferisce rifugiarsi in un passato conosciuto piuttosto che aprirsi a un futuro da scoprire. Quando inizia questa fase, di solito da lì a poco si muore.
[2] Sono appena 3,99€ al mese, ma odio la formula "Prova gratuitamente, però dammi la tua carta di credito, che anche se il servizio ti fa vomitare ma ti dimentichi di disattivarlo, almeno il pagamento di un mese te lo ciucciamo".
[3] Razzo.
[4] Giochi di ruolo giapponesi, tipo Final Fantasy [numero a caso scritto in latino].
[5] Se hai un iPhone, per questa e tante altre cose ti attacchi.
[6] Si vede la modestia?
[7] La Scimmia Nuda, un libro di Desmond Morris che prima o poi dovrò leggere.

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