TikTok è il social del momento e il primo a cui ho detto No senza neppure provare a iscrivermi.
Snapchat almeno l’ho usato un pochino prima di capire che non faceva per me: perché rifiuto categoricamente TikTok e ti consiglio di fare altrettanto?

Questa decisione deriva da due considerazioni una complementare all’altra.

Tipo di pubblico.

Guardate questo grafico:

E adesso questo:

Riportano dati simili e coerenti gli uni con gli altri: sono le statistiche della mia pagina Facebook e Instagram, relative all’età media dei miei iscritti.
Non ho queste metriche da Twitter perché il servizio non le fornisce così dettagliate (quando ci si iscrive non è necessario dichiarare sesso ed età), ma posso assumere che siano simili.

Cosa si deduce da questi dati?

Che i miei account sono seguiti per la maggioranza da milf.

No, non scherziamo, dai: che a leggermi sono per la maggiore persone grandi e mature.

Su TikTok l‘età media dell’utente tipo è circa 15 anni: che ci vado a fare?
Non ho contenuti che possano incontrare il loro gusto.
Mi seguono persone di quella fascia d’età semplicemente perché scrivo cose che interessano loro.

Tipo di contenuto.

Su TikTok, come ben saprai avendo letto la pagina Wikipedia perché, visto che mi segui, sei anche tu un vecchio poco avvezzo alla tecnologia usata dai giovinastri, si possono postare esclusivamente brevi video – musicali o no – dai 15 ai 60 secondi di durata.

Avete mai visto in generale video sui miei account social?
Molto raramente.

Se fossi bello avrei già aperto un canale Youtube (sono iscritto, ma lo uso esclusivamente per vedere video), al massimo potrei provare con un podcast, rifugio per le persone brutte.

Io mi trovo bene a scrivere, al massimo posto vignette o immagini: il filmato non è il mezzo d’espressione con cui mi sento più a mio agio.

Conclusioni.

Perché quindi dovrei buttarmi in un social dove si usa un formato di post con il quale non ho dimestichezza per rivolgermi a utenti con i quali ho poco da spartire?

Alcuni guru – e qui veniamo alla parte “perché non dovresti iscriverti neppure tu e la tua azienda” – ti suggeriscono intanto di andarci, di metterci il cappello sopra, che chi prima arriva meglio alloggia.

Io ti dico che produrre contenuti social come vuole la piattaforma – altrimenti è inutile – è comunque un investimento di tempo e, se sei un’azienda, di denaro.

Gli sprechi sono sempre sbagliati e da evitare: prima cerca di capire se chi frequenta la piattaforma può essere interessato ai tuoi contenuti (sei un brand di scarpe sportive? Probabilmente sì. Sei un gamer? Iscriviti tranquillo. Sei un commercialista di Bari con la passione per i 730 scritti in comic sans? Lascia perdere, dai) e poi fai lo sforzo di ottimizzare il tuo messaggio al format e tone of voice richiesto dalla community nella quale entri.

Non ripostare un vecchio video in 16:9, tagliandolo alla mentula canis per farlo entrare nel formato verticalmente del social, tanto per capirci.

Entrare per entrare” è solo buttare via tempo.
Si entra esclusivamente se e quando serve.

Sottolineo il quando perché, in effetti, Facebook era nato con altri scopi e età media in testa diverse da quelle attuali. Non trovi quasi più adolescenti su faccialibro adesso.
Tuttavia non esiste un “investimento a lungo termine” nell’informatica: se Taffo avesse aperto il suo profilo lì quando era ancora un ritrovo di studenti, avrebbe comunque dovuto aspettare i nostri tempi prima di vedere le sue metriche schizzare alle stelle.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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