Era da un po’ di tempo che stressavo amici, social e l’internet in generale per trovare un buon paio di auricolari wireless.

Siamo nel 2019 2020 e ormai mi sono arreso all’assenza del jack audio nel mio cellulare e siccome la musica/podcast la ascolto la sera a letto, quando ormai il mio smartphone è quasi scarico, non posso usare l’adattatore per le mie classiche cuffie.

Quindi le mie varie ricerche e i suggerimenti degli amici mi hanno portato al bivio tra due prodotti:

  • Apple AirPods Pro: gli auricolari di mamma Apple progettati per prodotti della Mela ma comunque funzionanti anche su Android, come il cellulare che ho in tasca.
  • Samsung Galaxy Buds: auricolari true wireless di Samsung, ottimizzati per Android.

Sono cifre che hanno senso, vista la tecnologia e la qualità che ci sono dietro a questi auricolari, e sicuramente entrambi centrerebbero in pieno le mie esigenze, anzi, andrebbero addirittura molto oltre, possedendo delle funzioni di cui non avrei neppure bisogno.

Ecco.

Mi sono fermato a riflettere prima di fare qualcosa senza senso.

Per evitare la fatica di pensare un momento alle mie reali necessità e alle funzioni e caratteristiche che davvero cercavo in questo prodotto, ne stavo per comprare uno costoso con più tecnologia di quella che necessitavo.

Ho tirato allora giù un veloce zibaldone delle cose che mi servivano e di quelle di cui non me ne poteva fregare di meno da un paio di auricolari true wireless:

  1. Comandi touch: solo start/stop. Il volume preferisco alzarlo dal cellulare e non uso l’assistente vocale, per cui non mi serve una funzione che lo richiami. Uso Spotify, ma la versione povera, quindi non mi serve una gesture per skippare le canzoni: preferisco anche in questo caso farlo da telefonino.
  2. Cancellazione attiva del rumore: no, non mi serve nulla di così drastico. Le indosserei principalmente a letto la sera, non avrebbe senso. Certo, non mi dispiacerebbe fare una passeggiata ascoltando un podcast, ma un isolamento acustico troppo spinto sarebbe pericoloso per strada. Basta e avanza quello che fornisce di default qualunque cuffia in silicone in ear.
  3. Ottimo microfono per chiamate: non ne ho bisogno. A letto non faccio telefonate e per strada mi sento un coglione a parlare con l’auricolare. Sì, sono vecchio.
  4. Ottima qualità audio: questa la vorrei, ma mi posso accontentare anche di una qualità solo buona, dopotutto principalmente ascolto podcast, quindi parlato. Non ascolto musica classica registrata in sala su Spotify: non penso che dopotutto sfrutterei al 100% un audio cristallino.
  5. Ricarica wireless: ma chi se ne frega.
  6. Batteria di lunga durata: mi bastano 4 ore, ricaricabile per almeno altre 4 tramite custodia.
  7. Gommini di varie dimensioni per adattarsi a tutti i padiglioni: si, per favore. Non voglio perdere gli auricolari per strada, è la mia fobia.
  8. Forma imbarazzante a “sborrata su orecchio[1]: no.

Una volta fatta chiarezza su cosa davvero avevo bisogno, le AirPods e le Buds si sono rivelate una scelta da scartare. Hanno tante funzioni che non mi servono e una qualità esagerata per quello che devo fare.

Ho quindi lasciato la pigrizia da parte e ho continuato la ricerca di un prodotto più semplice e, di conseguenza, anche meno costoso. Girando per recensioni su YouTube ne ho trovate parecchie che raccomandavano le RedMi AirDots, auricolari semplici, senza fronzoli, ma che fanno quello che devono: riprodurre musica nelle orecchie.

Le ho comprate per poco più di 25€ su EBay e devo dire che sono sorprendentemente buone, anche se mi hanno fatto vivere due momenti da vecchio che non capisce niente di tecnologia:

  1. Appena accese, non sono riuscito a sincronizzarle al cellulare in modo che funzionassero in modalità stereo: andava solo l’auricolare destro o quello sinistro. Non so onestamente che casino ho fatto, ma alla fine un bel hard reset alle cuffie ha risolto il problema.
  2. Messe nella loro custodia non si caricavano. Momento bestemmia (durato in realtà svariati minuti) per 25€ gettati al cesso, fino a realizzare che c’era una plastica protettiva sui contatti da togliere.

Superati questi piccoli ostacoli, devo ammettere che mi trovo benissimo. L’audio, per quello che ascolto, è perfetto. L’isolamento acustico il giusto: attraverso la strada ascoltando musica e posso ancora sentire i camion che cercano d’investirmi. Quando faccio una chiamata il mio interlocutore mi sente uno schifo: un incentivo in più per usare il dannato telefono e non delle cuffie.

Adesso intendiamoci: non sto dicendo che siano un prodotto che tutti dovrebbero preferire a modelli più costosi (come i due citati in questo post). Questo, lo metto in chiaro solo adesso ma mi sembrava implicito, non è un articolo sponsorizzato.
Ho raccontato questa mia vicenda solo per spingervi a fare una cosa: quando dovete fare un acquisto, riflettete sempre bene sulle vostre esigenze e comprate qualcosa che le centri in pieno, senza difettare ma neppure eccedere.

99 su 100 un prodotto che vi calza a pennello esiste: si tratta solo di sbattersi un po’ a cercare. Facendolo non perderete del tempo, anche in caso non riusciate alla fine a trovare niente: diventerete un po’ più esperti e consapevoli in quel campo.
E se in fondo quel qualcosa esiste davvero e lo riuscite a trovare, avrete con tutta probabilità anche risparmiato un sacco di soldi, da spendere in varie scimmie.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1]

Previous ArticleNext Article