La storia infinita

Auguro la peste ai produttori. M’hanno ignorato. Quello che mi hanno fatto è una zozzura a livello umano, un tradimento a quello artistico

Michael Ende, l’autore de La Storia Infinita, a proposito dell’adattamento cinematografico.

Che senso ha scrivere non dico una recensione, ma anche delle semplici note di lettura di un libro quando si è raggiunto appena un terzo della storia?
Forse giusto se si volesse chiuderlo e dimenticarlo per sempre su uno scaffale della libreria, ma non è questo il caso: voglio finire la lettura de La Storia Infinita di Michael Ende.

Voglio, anzi non vedo l’ora di proseguire la storia.
Mi sono però fermato in un punto del racconto per scrivere queste due o tre osservazioni. La ragione? Mi aspettavo che fossimo già alla fine, e invece non siamo che a un terzo del libro.

Mi spiego.

Come probabilmente la maggior parte di voi, il mio primo incontro con la Storia Infinita è stato non sulle pagine cartacee di un libro, ma in TV con il film del 1984.

Un capolavoro di film!
E’ vero che tutte le cose dei tempi in cui eravamo giovani possiedono un naturale alone di bellezza, tutto è stupendo quando sei un bambino e i problemi della vita adulta sono ancora a venire, ma quella pellicola era davvero qualcosa di fantastico, dalla storia fino alle musiche.
L’idea di leggere il libro da cui era stato tratto – o meglio, farmelo leggere da Audible – mi era già balenata dopo il finale dell’ultima stagione di Stranger Things, che in una scena lo omaggiava in maniera divertentissima.

Così l’ho messo in coda e l’ho lasciato lì per un po’.
Qualche giorno fa ho deciso di prendermi una pausa tra un libro della saga The Expanse e l’altro e finalmente l’ho iniziato, pregustando la lettura di una storia che tutto sommato già conoscevo.

Diciamo che il sentore che forse c’era qualcosa di più mi è venuto al quarto capitolo quando…

Scusate, so che è un trauma per tutti.

Ma come, siamo già a questo punto della storia al quarto capitolo? Ma se ne mancano ancora 23!“, mi sono detto.

E immediatamente sono andato su Wikipedia.
E lì ho scoperto cose interessantissime che ignoravo.

Di film sulla Storia Infinita ne sono stati fatti ben 3.

Il primo, l’unico ad aver avuto successo, copre giusto un terzo del libro.
Il secondo – che non ho visto – dovrebbe fare un veloce recap (ammerda davvero, dalla trama che ho letto online) e concentrarsi su quei 3/4 non narrati dal primo.
Il terzo e ultimo film del ’94 (quindi ben 10 anni dopo il primo) si limita a riprendere alcuni personaggi per una storia nuova e – vista l’accoglienza del pubblico – decisamente ignobile.

Sempre sulla pagina Wikipedia ho scoperto cosa ne pensasse lo scrittore dell’opera, Michael Ende, della trasposizione cinematografica della sua opera.
E’ la citazione che ho messo all’inizio di questo articolo: si direbbe decisamente poco soddisfatto.

Come la penso io (fino a questo punto, almeno).

Vi ho detto pochi paragrafi sopra come ami il film La Storia Infinita. Assieme a Labyrinth è la pellicola più rappresentativa della mia infanzia, per atmosfere, storie, musiche… tutto.

Eppure, dopo aver letto solo 12 capitoli del libro, fermandomi proprio dove la storia che conoscevo prosegue, devo dare ragione a Michael Ende.

Il romanzo è davvero qualcosa di oltre, che il film è riuscito o ha voluto solo a sfiorare.
E’ una favola, scritta nel linguaggio semplice e rassicurante dei racconti per bambini, che potresti leggere a tuo figlio, e sia tu che lui ne uscireste arricchiti.

Questo libro infatti diverte e fa fantasticare i più piccoli, ma allo stesso tempo offre spunti di riflessione per gli adulti.

Questa parte che ho letto include tutta una allegoria sulla fantasia intesa non come fuga dalla realtà, ma proprio come mezzo per affrontare i problemi nel mondo reale.
Ragionamento che viene sviscerato meglio del pur epico volo finale sul Drago della Fortuna nel film.

Anche la necessità dell’Imperatrice Bambina di ricevere un nome nel libro assume una motivazione più filosofica.

Finalmente poi si parla un po’ meglio del Nulla, spiegando cosa sia e cosa succede ai personaggi di Fantasia quando lo attraversano. E quello che c’è dietro è qualcosa che fa ragionare.

Insomma, tutte le parti fiabesche ci sono non per il gusto di creare una fiaba con la ricetta classica – come forse sembrava nel film – ma sono tasselli di un pensiero che Michael Ende ci spiega.

Non odio il film adesso.

Continuo a ritenere la pellicola un capolavoro. Se la mettessero in onda adesso in TV, probabilmente interromperei la scrittura di questo post per guardarla, intendiamoci.

Leggere questo libro non lo farà odiare neppure a voi, credetemi.
Il film ha semplificato molte cose, è vero, ma sicuramente come me l’avrete visto in un’età un cui queste sfumature comunque non si colgono bene.

Ora, se la vostra carta d’identità o il vostro specchio dice che siete – anagraficamente parlando almeno – delle “persone mature“, potrebbe essere il momento giusto.

E ora vogliate scusarmi, ma devo vedere come va avanti la storia.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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