La nascita di un figlio cambia molte cose.
Il tempo a disposizione dei genitori, in primis.

Un investimento costoso.

E’ fatto noto che il tentativo di perpetuare i nostri geni e conoscenze in eterno nei secoli venturi abbia una ripercussione immediata sui secondi, minuti, ore, giornate e anni correnti.

Ci si ritrova con meno tempo libero, soprattutto quando il pargolo è in quella fascia d’età – che spero duri il meno possibile – nella quale è troppo grande per essere contenzionato in box, seggiolini e altri dispositivi di controllo ma ancora troppo piccolo per essere lasciato vagare senza una supervisione attenta e continua.

Mio figlio, quasi due anni, è in quella fascia piena: pochi mesi fa ha imparato a scavalcare il box recintato dove lo lasciavamo giocare e a divincolarsi tipo Houdini dalle cinghie del seggiolino.
L’unico dispositivo di controllo rimasto efficace è ormai l’occhio paterno/materno.

Occhio che ormai non può più indugiare con tranquillità sulla pagina di un libro o sullo schermo di una TV e neppure su un risotto che si sta facendo mantecare sui fornelli: deve sempre guardare – anche con la coda – quello che fa il figlio, che in un attimo di distrazione potrebbe arrampicarsi sul tavolo/cercare di fare a testate con spigoli appuntiti/trovare un oggetto potenzialmente innocuo e trasformarlo in qualcosa di mortale/ingoiare un mattone scalpellato via dalla parete/dare fuoco al videoregistratore/smontare una persiana/impiccare il gatto e via dicendo.

A casa mia ci si comporta come i cowboy quando si accampano: a turno uno dorme – ossia si occupa di qualche attività utile per la famiglia, come cucinare o stirare – e l’altro sorveglia il piccolo unno, poi ci si dà il cambio.

Da soli con il mostro.

Il problema viene in certi momenti della giornata quando un genitore, per qualche ora, resta da solo con il mostro.

Quando quel genitore sono io, vi confesso che vado in paranoia.
Non riesco, non posso lasciarlo solo in una stanza mentre io sono altrove, anche solo al di là di una porta aperta a fare dell’altro.

Non basta l’orecchio teso, l’udito è un senso insufficiente per lo scopo.
Ti avvisa quando è successo qualcosa, non ti dà il tempo come la vista di prevenire quel qualcosa.

Quindi, in queste occasioni, cerco di coinvolgere mio figlio in giochi o nell’attività che devo svolgere – come cucinare o caricare la lavatrice – oppure, se non c’è niente di urgente e/o sono stanchissimo dal sonno, stiamo entrambi in sala a guardare i cartoni.
Oppure guardo io i cartoni con mezz’occhio mentre lui gioca davanti a me.

Non è qualcosa che mi pesa in generale, lo ritengo del tempo speso bene. Stare con mio figlio mi piace.

La cacca da solo.

Ma c’è una cosa che mi manca dannatamente: fare la cacca con calma e libertà, prendendomi più tempo del necessario.

Ormai ho sempre più raramente la possibilità di concedermi questo lusso.
Che meraviglia quando accade e sono da solo a casa.

Mi muovo già al primo stimolo intestinale, quando la sensazione è ancora vaga e lontana.
Scelgo con cura un fumetto o un libro dalla libreria, una musica d’atmosfera su Spotify e posizione vicino alla tazza il deodorante per ambienti.
Oppure un videogioco sulla PS Vita, abbinato a un podcast.
Mai il cellulare e basta: scrollare i social sulla tazza va bene durante la rapida seduta della mattina, con le lancette dell’orologio che incombono, non per un momento di pace a fine giornata.

Qualunque sia lo svago di accompagnamento, il tempo che mi prendo, molto più lungo di quello necessario all’attività biologica in sé, è sia rilassante che corroborante.

La cacca con il figlio.

Quando sono a casa da solo con mio figlio, purtroppo è tutta un’altra storia.

Immagino sia lo stesso per voi.

Semplicemente non potresti andare in bagno: infrangeresti la regola di permanenza nella stessa stanza.
E chiaramente non puoi portarti tuo figlio nella stanza di ceramica mentre svuoti l’intestino: sarebbe imbarazzante per entrambi e potrebbe lasciare traumi insanabili nel pargolo.

I primi tempi, se avevo necessità della toilette e mi trovavo da solo in casa con lui, l’unica cosa che che potessi fare era trattenermi finché non fosse arrivata la madre a darmi il cambio.
Però, capite bene, che in certi scenari sia una sofferenza tremenda, a volte impraticabile se la sera prima non ci si è risparmiati a tavola.

Ho quindi sviluppato una nuova strategia, un po’ rischiosa ma fattibile, che prevede un breve e temporaneo abbandono “controllato” di mio figlio e richiede una grande padronanza del proprio corpo.

La cacca lampo.

Prima di tutto bisogna avere pazienza e grande forza di volontà.
Il fulcro della tecnica è infatti aspettare fino all’ultimo che la cacca sia maturata. Per fare questo è necessario conoscere bene i segnali del proprio corpo – gli allarmi rossi dell’intestino nello specifico – e saper distinguere l’ultimo che precede lo smarmottamento: è quello il momento di agire!

Si procede cercando in TV, mentre il sudore inizia a imperlare la fronte, un cartone animato che appassioni particolarmente il bimbo.
Se non è ancora in onda, bisogna ricorrere in fretta a Youtube o Netflix, prima che i crampi diventino troppo forti per tenere in mano il telecomando.

A questo punto, bisogna osservare.
Il figlio si volgerà allo schermo come una falena la luce e bisognerà cogliere dal suo sguardo il momento preciso in cui tutta la sua attenzione sarà rivolta verso esso.

In questo momento è necessario agire in fretta.
Si scatta, veloci ma silenziosi, verso il cesso, allentando nel tragitto cintura e sfintere.
Si chiude la porta e facendo mezzo giro su se stessi, ci si siede sulla tazza, avendo la prontezza di abbassarsi pantaloni e mutande nella discesa.

Un istante prima del contatto delle chiappe con l’asse si contraggono con forza gli addominali bassi e si innesca la deflagrazione. Dev’essere una roba potente, quasi in grado di scheggiare la ceramica.

Ora bisogna ricacciare indietro la sensazione appagante di leggerezza, accompagnata da una smorfia ebete di soddisfazione sul volto, e affrettarsi a finire: il fragoroso suono che avete appena emesso (quello o l’olezzo risultante) potrebbe distrarre il bimbo dalla televisione.

Contemporaneamente, con una mano si apre l’acqua calda del bidet, con l’altra si afferra la carta igienica.
Rapidamente, con movimenti felini, ci si pulisce e scarica lo sciacquone, poi ci si accovaccia sul bidet per ultimare la pulizia intima.
Quando ci si rialza umidi ma profumati, una mano deve essere già pronta a tirare sù pantaloni e mutande mentre l’altra asciuga le terga.

Con una nuova piroetta, o ruota se vi sentite particolarmente leggeri, si esce dal bagno e torna in salotto, tirandosi sù la zip nel tragitto.

Tempo totale dell’operazione: 80 secondi.
Non male, ma allenatevi a fare meglio.

Sembrano pochi, ma sono più che sufficienti a vostro figlio per formattarvi il PC e installarci sopra AmigaOS.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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