Partiamo subito ritrattando un po’ il titolo del post, che ho scritto così solo per attirare la vostra attenzione e farvi cliccare leggermente inesatto.

Due definizioni.

Tempo: secondo il dizionario dovrebbe essere una “Continuità illimitata ma suddivisibile in corrispondenza allo svolgersi di determinati fenomeni“. Ora non voglio mettermi contro la Treccani, Garzanti e gli altri, ma da quando è nato mio figlio posso dirvi senza tema di smentita che il tempo è tutto fuorché illimitato. Stando poi tutti obbligatoriamente chiusi tra quattro pareti, la frazione di questa quantità già esigua che si può dedicare ai fatti propri è davvero irrisoria.
Nel mio caso sono riuscito a dedicare ai videogiochi circa due ore al giorno durante il sonnellino pomeridiano di mio figlio e/o la sera tardi, visto che almeno lui ha l’abitudine di coricarsi presto.

Sprecare: di nuovo secondo i dizionari si tratta di “Consumare beni senza discernimento, facendone un uso scriteriato o eccessivo; sperperare, sciupare“. Che il tempo sia un bene sono d’accordo – essendo poco è anche prezioso – ma non credo che quello dedicato ai videogiochi sia sprecato, in assoluto ma specialmente in questa condizione di quarantena nella quale ci troviamo tutti.
Non so voi, ma credo che in questo momento come persone siamo impotenti: il virus è là fuori che lo vogliamo o meno e nulla possiamo fare per debellarlo [1], a parte stare a casa in modo da evitare di allargare ulteriormente il contagio.
Spesso a causa di tutto questo ho avvertito una frustrante sensazione di perdita di controllo, nel senso che le mie azioni possono poco o nulla per modificare la realtà che mi circonda. Alcune azioni, tra l’altro, non posso neppure intraprenderle, visto che bisogna restare a casa.

Ho trovato che un videogame in dosi moderate (come se potessi dedicarci decine di ore) mi aiuta ad alleviare questa insoddisfazione che percepisco in questo periodo.
Non è soltanto un “per due orette penso ad altro“. Personalmente avverto proprio un appagamento virtuale oknel vedere le mie decisioni divenire azioni che influenzano l’ambiente così come avevo deciso.

Voglio dire, quando si preme il tasto A del controller, non è che Mario resta fermo a lamentarsi che è tutto inutile e la Principessa sarà sempre in un altro cazzo di castello: SALTA ALL’ISTANTE, diamine! [2]
Ovvio, non basta pigiare tasti a caso per modificare la situazione secondo i nostri desideri, ovvero vincere, ma il punto è che si può fare ed è alla portata di tutti [3].

Con il joypad tra le mani, almeno qualcosina ritorna sotto il tuo diretto controllo, insomma.

A me personalmente questa cosa distende molto i nervi, magari funziona anche con voi.
Sì, ok: voi preferite il sesso, ma una cosa non esclude mica l’altra. Si possono fare anche insieme tra l’altro, dando il via a sfide – è proprio il caso di dirlo – appassionanti [4].

I videogiochi che hanno alleviato la mia quarantena.

Dopo aver trovato finalmente un titolo più esatto per questo post, vediamo a quali videogame ho giocato e sto giocando in questo periodo.

Dark Souls 2

Sono monotematico e ossessivo, lo ammetto.
Ogni volta che si apre la prospettiva di avere un po’ di tempo a disposizione, subito mi parte la scimmia di riprendere in mano un gioco di questa serie.
Rispetto al primo titolo e al terzo – mettiamoci anche Bloodborne, dai -, Dark Souls 2 è quello che mi è piaciuto meno, e a testimoniarlo ci sono le ore d’uso: appena 100, decisamente inferiori rispetto alle 300 [5] e passa degli altri.
Ho approfittato della quarantena per ricominciarlo da capo e finire alcune quest/scegliere delle strade che avevo tralasciato nelle altre partite, perché in sostanza dopo un po’ mi aveva scassato lo scroto.

Per chi non lo conoscesse, Dark Souls 2 è un action RPG fantasy dove puoi creare un personaggio estremamente customizzabile come aspetto, armi e abilità e andare in giro per questo mondo fantastico medievaleggiante a… morire male ogni 5 secondi.
Crepare non è lo scopo del gioco, intendiamoci, ma è quello che vi succederà spessissimo, facendovi scoprire nuove bestemmie articolate di livello di profanità altissimo.

A me questo genere di giochi piace, perché ho tante di quelle ore alle spalle che ormai sono diventato un Dio della Morte in questa serie, ma lo sconsiglio ai comuni mortali in cerca di pace durante questa epidemia.
La difficoltà è davvero alta e conseguentemente la frustrazione: vi troverete a voler scagliare il televisore con tutta la console dalla finestra per la rabbia. E questo solo nella schermata di creazione del personaggio.

Altro motivo per sconsigliarlo è, come detto all’inizio, il fatto che questo titolo sia a mio giudizio il meno riuscito della serie. La storia, che già segue una narrazione particolare (banalmente non c’è narratore nei soulsborne: devi capire tutto dai dialoghi e dalle descrizioni degli oggetti) è più confusa, meno pulita degli altri titoli e c’è inoltre qualcosa poi nelle meccaniche di gioco un po’… meh [6].

Se non avete abbastanza giramento di balle con il lockdown e volete lanciarvi in quest’avventura con il moccolo in gola, insomma, vi consiglio di iniziare da Dark Souls 1 o Bloodborne.

Final Fantasy VI

Potete dire quello che volete e farmi anche mille remastered del VII, ma per me questo Final Fantasy del 1994 è il migliore della serie, punto.
E lo dico senza averli provati tutti, quindi la smentita può essere dietro l’angolo.

Anche questo titolo è un RPG ma a turni, nel senso che gli scontri non sono propriamente in real time e si ha la possibilità di decidere con relativa calma la strategia della propria squadra.
Ho trovato il gioco rilassante, l’azione non è mai frenetica, e la storia davvero piacevole. Unici momenti di tensione sono l’incontro con i nemici, che non sono visibili sulla mappa: il repentino cambio di musica e schermata precedenti al combattimento può effettivamente coglierti alla sprovvista e farti saltare sulla sedia. La prima volta almeno, poi per continuare a macchiarti le mutande di marrone devi avere proprio il cuore di un coniglio.
Ci sono dei percorsi obbligatori per progredire con l’avventura, ma viene comunque lasciata al giocatore la possibilità di muoversi con discreta libertà nel mondo.

Ho giocato alla versione per GameBoy Advance (che mi dicono sia la peggiore ma è quello che passa il convento) e amato la genuina pixel art: necessità ai tempi elevata a virtù dalla maestria con la quale è stata realizzata.
A prescindere dalla piattaforma, che sia Super Nintendo, GameBoy Advance o Playstation, si tratta di un capolavoro di retrogaming ideale per queste giornate.

Metroid: Zero Mission

Questo titolo non è un RPG (finalmente, direte), ma un platform del 2004 uscito per GameBoy Advance, remake del primo Metroid per NES.

Supermega riassunto: sei una tizia [7] dentro un esoscheletro da combattimento cazzutissimo che si fa largo a suon di raggi e razzetti in una fortezza spaziale colma di alieni. * Pew-pew-pew! *

Ammetto di aver passato (relativamente) poche ore con questo gioco, perché una sua caratteristica tipica, che qualcuno può trovare piacevo, per me è frustrante.
Si tratta del dovere/potere tornare indietro in posti già visitati per sbloccare nuovi percorsi grazie a nuove abilità appena acquisite.
Esempio stupido: incontri un cunicolo troppo stretto per essere attraversato. Dopo un po’, con il progredire del gioco, sblocchi il potere di trasformarti in una palla (“Morph ball”, che suona più fico) e così, tornando indietro, ci puoi passare.

E così tante volte.

A me personalmente piace di più la progressione lineare o meglio “l’avanzata senza guardarsi indietro“: quando in un videogioco visito un luogo lo ispeziono tutto subito e non voglio ritornarci mai più.
Bramo vedere sempre cose nuove, cazzo mi fai rivisitare posti già visti.

Quindi a me, dopo pochissimo, scogliona.

Voi però potreste apprezzare il ritornare sui vostri passi per cogliere quei dettagli che prima non potevate vedere, perché non avevate ancora raggiunto una consapevolezza sufficiente a dischiudervi gli occhi. E’ una cosa molto profonda e poetica, se vogliamo; poesia, altra cosa che odio.

Comunque provatelo se volete e scrivetemi due righe nei commenti.

Dragon’s Dogma: Dark Arisen

Questo nell’ordine è stato il secondo titolo a cui ho giocato dopo Dark Souls 2 durante questa quarantena. L’ho preso per PS4 ma avrei fatto meglio ad acquistare la versione per Switch: è un videogioco rigiocabilissimo (come quasi tutti i soulsborne) e averlo su di una console mobile sarebbe stato un plus.

Trama versione bignami: sei il prescelto per salvare il regno dal drago perché quest’ultimo ti ha strappato il cuore e tu comunque quel maledetto lo vuoi accoppare a prescindere, perché al tuo cuore un po’ ci tenevi.

Il genere è sempre l’action RPG fantasy alla Dark Souls con un pizzico di Monster Hunter, ma rispetto al primo titolo la difficoltà è decisamente più gestibile. Si muore meno, grazie anche al fatto che nell’esplorazione del mondo non si è soli, ma sempre accompagnati da una squadra di massimo 4 elementi.

Si può personalizzare tantissimo il proprio personaggio e scegliere molte classi con abilità e armi uniche, classe che si può cambiare durante la partita senza penalizzazioni, rendendo il gameplay estremamente vario.

E’ un titolo che mi ha davvero tenuto incollato allo schermo: l’ho finito con avidità e credo lo riprenderò presto in mano per completare alcune quest lasciate in sospeso e arrivare al NG+ [8].
Ve lo consiglio, però occhio: nelle versioni remastered per PS4 e Switch hanno tolto alcune armi e armature per problemi di copyright. Nella fattispecie non ci sono più quelle legate al manga Berserk, quindi non potrete fare un cosplay di Gatsu o Griffin: per me è stato un grande diludendo, anche perché la trama e l’ambientazione è molto ispirata a questo fumetto.

Se potete quindi accattavelo per PS3 o PC, comunque accattatelo a prescindere perché è davvero bellino.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Action RPG del 2017 per Wii U e Switch, subito premiato come Gioco dell’anno, osannato da critica, pubblico e chiunque l’abbia provato.

È stato il primo gioco che la mia ragazza abbia mai installato sulla sua Switch e me l’ha straconsigliato a più riprese.
Tre miei amici, videogiocatori accaniti, mi hanno sempre detto che ne avrei apprezzato i combattimenti e che avrei dovuto provarlo assolutamente.
Almeno una decina di followers su Twitter, parlando di videogiochi, mi avevano suggerito di giocarci.

E io?
Me ne sono sempre sbattuto le palle dei loro consigli, perché quando tutti all’unisono parlano bene di qualcosa, per riportare equilibrio nel cosmo, automaticamente assumo una posizione contraria.
E fu così che The Legend of Zelda BOTW mi si posizionò sul pene, così a pelle, dal 2017.

Questo almeno fino al 2020.

Spinto dalla noia del lockdown, infatti, ho deciso di lasciarmi alle spalle questo pregiudizio e provarlo una buona volta.
E mi rincresce ammetterlo, perché quando nutri e cresci un pregiudizio per tre anni, poi è dura lasciarlo andare, ma è davvero un bel gioco.

Il gioco si svolge in un open world fantasy che definirlo enorme è riduttivo, esplorabile da cima a fondo. Impersoneremo come al solito un Link, appena destatosi da un sonno di 100 anni, che come da copione deve salvare la principessa e il regno dando sberle a Ganon.

Titolo instant classic must have accattatevelo now, piacevole da vedersi con la grafica un po’ toon shading, quando si inizia a giocare bisogna mettersi la sveglia, altrimenti si resta ore incollati allo schermo.

Mi sono solo dovuto un po’ abituare alle armi che si rompono senza poter essere aggiustate, ma se ne trovano tantissime in giro di frequente: meglio perché questa meccanica ti fa uscire forzatamente dalla comfort zone di un tipo di equipaggiamento preferito, aggiungendo varietà alla partita.

Può essere un bel gioco rilassante per tutti in questo periodo: ci sono tanti luoghi da esplorare e i combattimenti si possono approcciare con strategie diverse: gettarsi con l’adrenalina, spada in pugno, contro gli avversario (approccio virile) o sfinirli con attacchi a distanza di arco e bombe (approccio da cagone).

Vi consiglio solo di comprarlo usato, perché nuovo continua a costare un rene dal 2017.

Hyper Light Drifter 

Ho preso questo gioco perché ero rimasto davvero colpito dalla bellissima grafica in pixel art, senza soffermarmi troppo sul gameplay: per me poteva anche essere una simulazione di proctologo e l’avrei comprato ugualmente.

Fortunatamente non si esplorano cavità umane, ma i meandri di una futuristica civiltà abbandonata, alla ricerca di una cura per una malattia misteriosa che affligge il protagonista. Che poi sì è vero, sputa sangue ogni tanto, ma la maggior parte del tempo la passa a menare spadate e scattare fulmineo lasciandosi dietro morte e distruzione.

Il gioco è difficilotto, tipo quasi un Dark Souls.

Il personaggio infatti acquisisce nuove abilità davvero lentamente e le batterie curative sparse nei livelli sono rare.
Si muore spesso, ma il punto di respawn è la safe zone immediatamente adiacente il luogo dove siamo stati sconfitti: in questo modo, in tempo zero, si può nuovamente affrontare il nemico o il gruppo di nemici che ci hanno accoppato. E così, vuoi perché dopo 10 tentativi di seguito ci siamo sbelinati o perché abbiamo avuto una botta di culo, si riesce sempre in qualche modo a proseguire.

E’ comunque una bella sfida, non c’è che dire, ma qualcosa nella sua grafica cesellata pixel su pixel smorza la frustrazione. Diciamo che se come me amate la saga dei soulsborne, questo è un titolo da tenere in considerazione.

Pokémon Spada

Ho trovato un Nintendo Switch Lite in offerta con un gioco a scelta e l’ho acquistato. L’imbarazzo della scelta si limitava però a due soli titoli: Luigi Mansion 3 e Pokémon Spada.

Ora, normalmente i Pokémon non li avrei defecati di pezza, ma io non dimentico.
Non dimentico quei lontani pomeriggi della mia giovinezza con Super Mario 2 per NES, e i suoi quattro personaggi selezionabili a inizio livello: Mario, Toad, Peach e Luigi.
Mario era equilibrato, Toad veloce ma poco abile nel salto, Peach lenta ma poteva restare sospesa in aria. Luigi invece era un fottuto incapace inutile: saltava altissimo sgambettando come un pirla ed era assolutamente impossibile da controllare.
L’ho selezionato una volta sola e poi ho giurato a me stesso che non l’avrei mai più preso.

Quindi, per farla breve, ho scelto i Pokémon, con tutta la riluttanza del caso. Tanto nel peggiore dei casi sarebbe sicuramente piaciuto alla mia ragazza.

Vi dirò: non entrerà mai nella Hall of fame dei miei giochi preferiti, ma devo ammettere di averci passato parecchie ore. Hai la tua missione di fondo – sconfiggere tutti gli allenatori -, che puoi svolgere con tutta calma: se preferisci infatti puoi dedicarti prima alla cattura di pokémon nelle Terre Selvagge e a farli slivellare.

I combattimenti richiedono davvero pochissima strategia (ogni pokémon ha un suo attributo principale e basta ricordarsi che acqua vince fuoco e via dicendo) e si vede (quasi) sempre che tipo di avversario si può attaccare. Già perché siamo noi a dover attaccare briga avvicinandoci: diversamente – salvo rari casi – questi piccoli mostriciattoli si faranno i cavolacci loro nell’erba alta.

Ho catturato solo i pokémon che mi piacevano, lasciando perdere quelli brutti: “Ma come, devi catturarli tutti!” – mi ha detto un amico completista (categoria alla quale consiglio questo titolo) scandalizzato.
Fatti i cazzi tuoi” – ho risposto io. Non fatevi mai dire da nessuno come bisogna giocare: ognuno ha un suo approccio e se lo scopo è passare del tempo in serenità, nessuno è sbagliato.

Un titolo sorprendentemente piacevole, distensivo e gratificante per uno come me, che di solito trova soddisfazione menando spadate e facendo schizzare arti e sangue a litri.
Ho passato parecchie ore con questo gioco, catturato una trentina di mostriciattoli e sconfitto un paio di allenatori.
Poi la mia ragazza mi ha fregato la cartuccia e non l’ho più rivista (la cartuccia, intendo).

Conclusioni

Questi sono i titoli a cui ho giocato – e sto giocando – in questo periodo così particolare e che mi hanno aiutato a distendermi un po’.
Sono consapevole che non siano i migliori in assoluto per questo scopo, ma erano quello che avevo in casa al momento e quello che sono riuscito ad acquistare in sconto o che mi hanno regalato.

E poi comunque, quello che funziona per un profilo di videogiocatore non è detto vada bene per un altro. Io sono uno da giochi action, RPG e strategia e se mi metti in mano una simulazione o un gioco di corse o sportivo ti sputo in faccia, sperando di essere positivo al Covid-19.
La mia ragazza, invece, è molto più calma. In questo periodo sta sfondando la Switch con Animal Crossing, ad esempio: un titolo per me senza scopo, solo da completisti compulsivi.

A ognuno il suo quindi: se avete qualche osservazione usate pure i commenti sotto, idem per suggerirmi altri titoli da provare.
Li terrò sicuramente in grande considerazione.
Sì, proprio come ho fatto con Zelda.

Cordialità,
Il Triste Mietitore


[1] Non siamo - parlo per me e penso per il 99.9% di voi - ricercatori impiegati nella ricerca di un vaccino e una cura.
[2] E non ti domanda "Quanto in alto?" solo perché sei tu a dirglielo, con la pressione prolungata del tasto.
[3] Ok, tranne nei titoli come Dark Souls e affini che sono oggettivamente difficili da finire, anche conoscendo molte bestemmie.
[4] Modalità "Finirà prima il tempo o tuo marito?".
[5] Ho dei problemi, lo so.
[6] L'attributo adattabilità, la penalizzazione crescente della forma hollow, il respawn dei nemici a termine, le cazzo di pietre di Pharros, le pareti nascoste che si trovano premendo un tasto, e non più con una banale spadata etc etc etc.
[7] Spoiler!
[8] New Game Plus: praticamente ricominci il gioco da capo con lo stesso personaggio e tutto l'equipaggiamento che avevi, ma i nemici sono più forti.

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