P.

Perché il mio prossimo smartphone dovrà avere una fotocamera di merda.

Seguite il mio ragionamento: uno smartphone in fin dei conti non è altro che un coltellino svizzero per le robe digitali: incorpora vari tool leggeri e minimali per le operazioni che richiedono internet in mobilità, oltre a utilità varie per creare e usufruire di contenuti multimediali – come la camera, radio, registratore audio, player video e simili. Strumenti che tra l’altro, prendendo in esame i cellulari top di gamma, permettono di ottener risultati piacevolmente soddisfacenti.

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P.

Perché i genitori dovrebbero guardare del porno con i propri figli.

Il titolo di questo articolo è ovviamente una provocazione, ma con alla base un problema serio, che mi sono posto da padre in questi giorni. 

I bambini sono delle creature pure che, specie nei primi anni della loro vita, possono fare fatica a distinguere la realtà dalla fantasia quando questa gli viene proposta attraverso uno schermo luminoso, sia esso una TV o uno smartphone. E l’accesso a quegli schermi che portano potenzialmente i contenuti più critici  –  mi riferisco a cellulari e tablet  - per le nuove generazioni avviene sempre prima, nelle età in cui la capacità di giudizio si deve ancora formare del tutto.

E’ normale per un genitore (o almeno dovrebbe esserlo) non lasciare il figlio da solo davanti alla tv a interpretare autonomamente quello che vede, per quanto innocente possa essere.

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C.

Consapevolezza

parco con panchine

L’altro giorno ho avuto una grande illuminazione che mi ha fatto raggiungere di botto il terzo livello del Super Internauta.
Stavo pigramente scrollando Facebook quando il pollice e l’occhio si sono fermati su un post di un mio contatto: era la banale e pacchiana foto di una coppia giuliva e sorridente, abbinata alla didascalia “30 giorni di noi”. Nonostante le mie gonadi si siano repentinamente abbassate di parecchi cm, fino quasi ad impattare con il pavimento, dopo un sospiro sconsolato ho proseguito con il movimento del dito, facendo così salire l’immagine fino a perdersi oltre il bordo dello schermo.

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C.

Cyberspionaggio: punire duramente i colpevoli. Ed anche le vittime.

hacker

In merito alla vicenda del cyberspionaggio, auspico che si applichi una buona volta una punizione dura ed esemplare.

Ma non tanto per i fratelli Occhionero – già abbastanza puniti dal loro ridicolo cognome – ma per i coglionazzi delle alte sfere che si sono fatti spiare.

Dobbiamo smettere d’immaginare gli “hacker” (e magari anche di usare questo termine impropriamente, come ho appena fatto) come dei tizi con la maschera di Guy Fawkes che picchiano freneticamente su tastiere in stanze buie con decine di monitor su cui scorrono righe di codice alla Matrix: non è così la realtà. Negli angoli bui della rete ormai si può scaricare o acquistare un malware già pronto o porzioni di codice dello stesso, lo si confeziona con dei tool ad hoc e il più del lavoro è solo far mandare giù questa caramella a chi si vuole spiare.

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N.

Non è buono ciò che è buono ma…

Il cibo, quello che mangiamo e riteniamo gustoso, è qualcosa legato a stretto giro con la cultura e la religione, ma non solo. Com’è possibile che certi paesi ritengano prelibatezze delle cose che ci farebbero vomitare in Italia? La realtà è che ci piace quello che siamo abituati a mangiare.

Non dico stronzate a vanvera: sto parafrasando i miei appunti di antropologia culturale, per capirci.

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