P.

Perché i genitori dovrebbero guardare del porno con i propri figli.

Il titolo di questo articolo è ovviamente una provocazione, ma con alla base un problema serio, che mi sono posto da padre in questi giorni. 

I bambini sono delle creature pure che, specie nei primi anni della loro vita, possono fare fatica a distinguere la realtà dalla fantasia quando questa gli viene proposta attraverso uno schermo luminoso, sia esso una TV o uno smartphone. E l’accesso a quegli schermi che portano potenzialmente i contenuti più critici  –  mi riferisco a cellulari e tablet  - per le nuove generazioni avviene sempre prima, nelle età in cui la capacità di giudizio si deve ancora formare del tutto.

E’ normale per un genitore (o almeno dovrebbe esserlo) non lasciare il figlio da solo davanti alla tv a interpretare autonomamente quello che vede, per quanto innocente possa essere.

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C.

Consapevolezza

parco con panchine

L’altro giorno ho avuto una grande illuminazione che mi ha fatto raggiungere di botto il terzo livello del Super Internauta.
Stavo pigramente scrollando Facebook quando il pollice e l’occhio si sono fermati su un post di un mio contatto: era la banale e pacchiana foto di una coppia giuliva e sorridente, abbinata alla didascalia “30 giorni di noi”. Nonostante le mie gonadi si siano repentinamente abbassate di parecchi cm, fino quasi ad impattare con il pavimento, dopo un sospiro sconsolato ho proseguito con il movimento del dito, facendo così salire l’immagine fino a perdersi oltre il bordo dello schermo.

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C.

Cyberspionaggio: punire duramente i colpevoli. Ed anche le vittime.

hacker

In merito alla vicenda del cyberspionaggio, auspico che si applichi una buona volta una punizione dura ed esemplare.

Ma non tanto per i fratelli Occhionero – già abbastanza puniti dal loro ridicolo cognome – ma per i coglionazzi delle alte sfere che si sono fatti spiare.

Dobbiamo smettere d’immaginare gli “hacker” (e magari anche di usare questo termine impropriamente, come ho appena fatto) come dei tizi con la maschera di Guy Fawkes che picchiano freneticamente su tastiere in stanze buie con decine di monitor su cui scorrono righe di codice alla Matrix: non è così la realtà. Negli angoli bui della rete ormai si può scaricare o acquistare un malware già pronto o porzioni di codice dello stesso, lo si confeziona con dei tool ad hoc e il più del lavoro è solo far mandare giù questa caramella a chi si vuole spiare.

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N.

Non è buono ciò che è buono ma…

Il cibo, quello che mangiamo e riteniamo gustoso, è qualcosa legato a stretto giro con la cultura e la religione, ma non solo. Com’è possibile che certi paesi ritengano prelibatezze delle cose che ci farebbero vomitare in Italia? La realtà è che ci piace quello che siamo abituati a mangiare.

Non dico stronzate a vanvera: sto parafrasando i miei appunti di antropologia culturale, per capirci.

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C.

Come creare una password super sicura.

E’ di ieri la notizia che un gruppo di hacker ha fregato a Yahoo mezzo miliardo di password. Che magari essenzialmente erano tutte “123456” o “pippo”. O forse la solita banale data di nascita o quella dei figli: comunque qualcosa che un malintenzionato può riuscire a recuperare con una semplicissima ricerca su Google o Facebook.

Al di là di questo caso specifico che ha coinvolto Yahoo dove probabilmente gli hacker hanno sfruttato qualche bug della piattaforma database o altro, spessissimo l’anello debole della catena è proprio l’utente stesso. Vi stupirebbe sapere quanti si fanno fregare password ed altri dati importanti con questo banale stratagemma:

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T.

Tiziana Cantone, il bicchiere di vino ed il mare della rete.

Si è suicidata Tiziana Cantone, 31 anni, la ragazza del video hard “Stai facendo un video? Bravoh”, per capirci.

Si era fatta riprendere con il telefonino in 6 filmati nei quali faceva sesso con dei ragazzi e li aveva mandati via Whatsapp ad amici: i video sono velocemente finiti nel mare magnum della rete e dei social network e diventati virali. Ne erano uscite parodie e meme, addirittura pagine Facebook monotematiche e negozi online che vendevano magliette con la frase tormentone.

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Q.

Quelle 6 cazzate che ho imparato sulla gestione di una pagina Facebook.

L’occasione per parlarvi di quel (poco) che ho capito di Facebook mi viene da un messaggio sulla mia pagina, del tipo che ho già letto molte altre volte: un utente mi chiede perché non parlo di una certa cosa quando ho scritto un post proprio sull’argomento un paio di giorni prima. E’ lui ad essere distratto? No, è colpa di Facebook o meglio, è così che funziona l’algoritmo con il quale vengono mostrate le news.

Mentre un social come Twitter dispone banalmente tutti gli aggiornamenti degli utenti che seguite in ordine cronologico, Facebook usa un sistema più complesso per garantirvi di visualizzare sempre i contenuti (che lui pensa essere) più interessanti per voi. Quindi non vedrete il 100% dei post degli amici e delle pagine che seguite, ma solo una selezione.

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I.

Il valore emozionale di un brand.

Oggi mi è successo di dover spiegare il significato di “valore emozionale di un brand”, da una discussione informatica sui PC desktop All In One: i migliori sul mercato sono gli iMac della Apple ma in effetti, specie negli ultimi anni, si sono affacciati dei competitor con prodotti altrettanto buoni (probabilmente anche superiori) in termine di hardware ed estetica, ma non di prezzo, che la Apple troneggia sempre in questo. Allargando poi la discussione ad altri settori tecnologici come gli smartphone: gli iPhone sono ottimi ma, ad un prezzo inferiore, si trovano top di gamma di Samsung, LG e Sony (per citarne tre) che in termini di funzioni e prestazione sono assolutamente paragonabili a quelli della Mela.

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